Sarà una ripartenza impegnativa per il Consiglio superiore della magistratura e non solo per il fronte caldissimo delle intercettazioni o per il braccio di ferro sulla riforma che il governo vorrebbe imporre al Csm stesso da qui alla fine dell’anno. Tra le prime emergenze all’attenzione dell’organo guidato da Giovanni Legnini la questione, non meno scivolosa, della permanenza di Renato Balduzzi tra i membri del Consiglio: l’ex ministro della Sanità infatti è stato nominato a maggio nel consiglio di amministrazione dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma. E questo incarico, per i potenziali profili di incompatibilità che presenta, potrebbe costargli la poltrona al Csm. Una situazione imbarazzante di cui l’organo di autogoverno avrebbe potuto fare sicuramente a meno.

INFORMAZIONI CARENTI A dirimere la questione, lo scorso 20 maggio, chiedendo un “parere avente ad oggetto un esame generale delle situazioni di incompatibilità” previste dall’apposita legge del 1958, il Comitato di presidenza del Csm ha chiamato l’Ufficio studi di Palazzo dei Marescialli, peraltro diretto dallo stesso Balduzzi.  L’Ufficio studi ha provato  a dirimere (immaginiamo con la serenità necessaria) la questione. Solo che alla fine, con una risposta firmata dai suoi componenti, i magistrati Daniele Cappuccio, Fulvio Troncone, Maria Casola, Gabriele Fiorentino, Carlo Renoldi e Vittorio Corasaniti, ha preferito rimandare ogni decisione: la mancanza di informazioni sull’Ospedale di proprietà della Santa Sede (che attraverso il Segretario di Stato nomina presidente e consiglieri di amministrazione) non gli avrebbe infatti consentito “di mettere a fuoco con sufficiente nitore potestà, prerogative e doveri del componente del cda di un ente la cui connotazione strutturale e funzionale non è possibile, allo stato, enucleare in modo completo”.  In altre parole non sarebbe stato possibile capire quanto conti realmente un membro del cda del Bambin Gesù. E, soprattutto, se l’ospedale possa qualificarsi come ente pubblico o impresa commerciale, circostanze che per Balduzzi farebbero scattare la decadenza. Il precedente è quello del 2011, quando la tagliola dell’incompatibilità scattò per il bossiano Matteo Brigandì, che pur eletto al Csm non aveva dismesso l’incarico di amministratore unico della Fin Group spa, una società cui facevano capo varie attività commerciali della Lega Nord.

IN NOME DELLA LEGGE Il regime di incompatibilità dettato dalla legge per i membri del Consiglio superiore della magistratura è chiaro: non possono svolgere alcuna attività che possa potenzialmente introdurre all’interno del Csm interessi professionali pericolosi per l’esercizio imparziale dell’attività giurisdizionale. In altre parole le regole servono a sottrarne l’attività “ad ogni influenza di entità esterne alla magistratura garantendo così la separazione dei poteri e l’effettività dell’autogoverno”. E, d’altra parte, il rigido regime delle incompatibilità – scrive ancora l’Ufficio studi nel parere posto all’attenzione del Comitato di presidenza – risponde all’esigenza di impedire “che la carica di membro del Consiglio venga utilizzata per acquisire vantaggiose posizioni personali”. Per non parlare di un’altra questione, quella che riguarda il prestigio stesso dell’organo: il regime delle incompatibilità serve a scoraggiare i consiglieri del Csm dall’accettare incarichi per i quali possano essere chiamati a rispondere in sede giudiziaria. In quest’ottica, non possono, tra l’altro, far parte di consigli di amministrazione di società commerciali o di banche. E neppure di organi di gestione delle Asl e più in generale di enti pubblici quali che siano, comprese le Università.

INDIZI INSUFFICIENTI Insomma, se le regole sono chiarissime, la natura giuridica del Bambin Gesù lo sarebbe molto meno anche se la struttura è stata progressivamente inserita nella rete del servizio sanitario nazionale “con la conseguente percezione di rimborsi pubblici per le attività svolte”. Per giurisprudenza univoca – ricorda ancora l’Ufficio studi – l’attività svolta dall’Ospedale è qualificata come oggettivamente imprenditoriale. Inoltre, il Bambin Gesù agisce anche attraverso società partecipate di diritto italiano, quale la Opbg clinical&research services, una srl al 100% del medesimo ospedale. Ma questi due indizi non sarebbero sufficienti a sciogliere i dubbi. Di qui l’impasse dell’Ufficio studi che ha rimesso la questione nelle mani del vicepresidente Legnini che ha preso carta e penna per chiedere un supplemento di informazioni all’amministrazione della struttura vaticana.