Le cellule umane come i mattoncini di un lego. La scienza come un gioco. La passione dei ricercatori per lo studio delle leggi di natura li spinge spesso a replicare in laboratorio i processi biologici, nel tentativo di comprenderne i meccanismi di base e la genesi delle malattie. Con questo spirito, un team di ricercatori della University of California San Francisco ha messo a punto una tecnica innovativa per realizzare modelli in 3D di mini-tessuti umani, detti “organoidi”, adoperando le cellule come i tasselli di un gioco di costruzioni.

La nuova tecnica, illustrata in uno studio pubblicato su Nature Methods e battezzata Dna programmed assembly of cells” (Dpac), utilizza la doppia elica di Dna come uno stampo, un modello sul quale programmare il tipo di organo in miniatura da sintetizzare. “Questi mini-tessuti – spiega una nota dell’università Usa – possono essere usati per studiare come particolari caratteristiche strutturali di un tessuto, ad esempio le ghiandole mammarie, possano portare a uno sviluppo cellulare normale, o alla genesi di tumori”.

La tecnica messa a punto dai ricercatori Usa è molto versatile. “Possiamo prendere qualunque tipo di cellula e programmare con quali altre può dialogare e prendere contatto – spiega Zev Gartner, autore senior della ricerca – Le cellule poi seguono queste istruzioni iniziali per muoversi, interagire, e svilupparsi nel tempo in tessuti”.

Il corpo umano è formato da più di 10mila miliardi di cellule, in grado di coordinarsi tra loro per formare tessuti e organi, relazionandosi attraverso tutta una serie di messaggeri biochimici, molti dei quali sono ancora sconosciuti agli studiosi. “Le cellule non sono singole unità distinte, ma – sottolinea Gartner – comunicano mediante network che permettono loro di prendere decisioni di gruppo. Se questo modello di organizzazione fallisce – chiarisce lo scienziato americano -, allora si possono gettare le basi per la comparsa di forme di cancro”.

Gli scienziati Usa sperano, grazie alla loro tecnica basata sulle strutture in 3D, di poter modificare questo processo che porta le cellule a impazzire e proliferare in modo incontrollato. “Nel giro di un paio di anni – conclude Gartner – potremmo realizzare in laboratorio campioni di differenti componenti di tessuto canceroso, da utilizzare come modelli per screening farmacologici personalizzati”.