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Il Pil, si sa, non misura la felicità di un Paese. Anzi. L’aumento del prodotto interno lordo produrrà una certa ricchezza per una fascia di persone, ne ridurrà in povertà altre, e comunque, come disse saggiamente Robert Kennedy, il Pil: “Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari”. Della stessa opinione Beppe Grillo, che, quando ci fu l’alluvione del Tanaro, intervenne telefonicamente in televisione, osservando causticamente che a seguito di essa sarebbe aumentato il Pil.

Del resto, Simon Kuznets, che pure fu premio Nobel per l’economia nel 1971, ebbe modo di affermare: “Il Pil è una misura del reddito nazionale, e non un indicatore del benessere delle persone. Bisogna sempre tenere presente la differenza tra quantità e qualità della crescita, tra costi e guadagni, tra breve e lungo periodo”.

Altrettanto famoso del discorso di Kennedy, in Bhutan, il piccolo stato Himalayano, che è balzato all’onore delle cronache per aver parlato dell’importanza della Gross National Happiness (Gnh), o Felicità Interna Lorda (Fil). Evidentemente l’invenzione del Bhutan ha avuto una enorme eco visto che addirittura l’Onu ha varato nel 2012 un annuale World Happiness Record, curato per l’Onu dalla Gallup, la famosa agenzia di sondaggi. Il 23 aprile scorso è stata divulgata la nuova edizione.

Premesso che per calcolare la felicità esso si basa sui criteri di ricchezza, solidarietà, aspettativa di vita, libertà di fare le proprie scelte, generosità, percezione della corruzione, esso vede al primo posto la Svizzera, seguita a ruota da Islanda, Danimarca, Norvegia, Canada, Finlandia, Olanda, Svezia, Nuova Zelanda, Australia. L’Italia, il Paese del sole e della spensieratezza, è al cinquantesimo posto. La Grecia, comprensibilmente, centoduesima. Agli ultimi posti della classifica, i paesi africani. Si potrebbe commentare: “E poi si dice che i soldi non fanno la felicità…”.

Ma non basta. La Gallup da dieci anni stila anche un proprio report sulla felicità: si chiama “Global Emotion Report” , e nel 2015 esso vede il trionfo dell’America Latina. Primo il Paraguay (che nel report Onu è solo cinquantatreesimo), poi Ecuador, Colombia e Guatemala a pari merito; seguono Honduras, Panama e Venezuela. Un trionfo appunto dell’America Latina. Manca il Costa Rica, che nel rapporto Onu è dodicesimo.

Il cardine dello studio, il “Positive Experience Index”, cioè la valutazione delle esperienze emozionalmente positive, basa la valutazione su domande del tipo: «Ti sei sentito rilassato ieri?», «Ti hanno trattato con rispetto?», «Hai sorriso o riso molto?», «Hai imparato o fatto qualcosa di interessante?».

Ma, in realtà, negli ultimi decenni è stato tutto un fiorire di nuovi indici che vorrebbero avere l’ambizione di superare il Pil: dal Genuine Progress Indicator (Gpi), che corregge e depura il Pil attraverso 26 indicatori di qualità della vita, al Canadian Index of Well Being definito dall’Università di Waterloo, dall’Happy Planet Index elaborato dalla New Economics Foundation (l’ultimo rapporto vedeva in testa Costarica e Vietnam), al Better Life Index promosso dall’Ocse. C’è persino un progetto italiano, il Bes (Benessere Equo e Sostenibile) nato da un’iniziativa congiunta del Cnel e dell’Istat per la misurazione del benessere solo all’interno della nostra nazione.

Ma appare abbastanza evidente che con questi indicatori si può ottenere tutto ed il contrario di tutto, a differenza del Pil, che riporta dati oggettivi, anche se raccapriccianti. E’ chiaro che qualsiasi domanda si ponga per stilare i rapporti, la Siria o l’Africa Subsahariana, ed oggi anche la Grecia, non riusciranno ad emergere, ma, per il resto, qualsiasi Paese forse può rientrare nella top ten.

Intanto, nel Bhutan, oggi c’è un governo diverso da quello che si inventò il Gnh. Un governo che dà importanza anche al Pil. L’impressione è che il Gnh sia stato anche, ma non solo, una geniale trovata. Un esperto in materia afferma che quanto meno in Bhutan c’è “il tentativo di valutare ogni legge e ogni provvedimento del governo in base agli effetti che potrebbe avere sulla felicità collettiva”. Non è poco.