Salirà sul palco del Caffè de La Versiliana a Pietrasanta domenica 13 settembre alle ore 18, Matteo Renzi. Ospite d’onore della festa de Il Giornale. Suo l’incontro conclusivo della quattro giorni organizzata dal quotidiano della famiglia Berlusconi, “Idee a confronto”. Dove arriva dopo Matteo Salvini, Paolo Del Debbio e Silvio Berlusconi. “Abbiamo invitato i protagonisti del dibattito politico. Che secondo noi sono loro”, spiega il direttore, Alessandro Sallusti che li intervisterà tutti. “E poi, i miei rapporti personali e professionali con Renzi sono sempre stati buoni”.

Se serviva una prova definitiva per capire in quale direzione stia andando il premier, eccola qua. La tempistica poi è illuminante. Martedì 25, il premier al meeeting di Cl, declama: “Io credo che il berlusconismo e per certi versi anche l’antiberlusconismo hanno messo il tasto ‘pausa’ al dibattito italiano. E abbiamo perso occasioni clamorose”. E domenica, intervistato dal Corriere della sera, è ancora più esplicito: “Il berlusconismo è ciò che, piaccia o non piaccia, resterà nei libri di scuola di questo ventennio”. E l’antiberlusconismo è “un movimento culturale e politico che non si preoccupava di definire una strategia coerente per il futuro, ma semplicemente di abbattere Berlusconi. Una grande coalizione contro una persona”. A conti fatti, insomma, e in maniera neanche troppo implicita Renzi lo dice: meglio Berlusconi degli anti-berlusconiani.

Tra il meeting e l’intervista di domenica c’è la decisione di accettare l’invito di Sallusti. Il premier dice di sì venerdì scorso, la risposta era attesa da circa due mesi, quando al quotidiano avevano iniziato a lavorare al programma. E la notizia appare in tutto il suo fulgore ieri. Il Giornale pubblica (di nuovo) il programma. Appare Renzi, che prima non c’era. Sarà intervistato da Sallusti e (forse) da Nicola Porro. Per ora, non si è ancora parlato di scalette e di domande. L’unica sequenza che c’è è quella degli ospiti: da Salvini a Berlusconi. Una bella compagnia per il premier. Spicca Del Debbio. “È stato uno dei protagonisti del dibattito politico dell’estate. Non so se a sua insaputa”, scherza Sallusti. Per il conduttore, si parla dell’eredità di Forza Italia. L’interessato ironizza, si schernisce, ma non smentisce la definizione di “protagonista”. E nell’ironia (ma non troppa) si rifugia pure per commentare la presenza del premier: “Che onore!”. Sarà pure un onore, ma il premier su quel palco gli va a contendere gli (eventuali) elettori.

La tempistica della decisione è interessante. Ma pure quella del dibattito effettivo. L’8 settembre le riforme costituzionali tornano in Commissione Affari costituzionali in Senato. Renzi ha detto che le vuole approvare entro la fine di settembre. “Presto, si votano presto”, diceva ieri un renzianissimo senatore. Presto quanto? “Non la settimana prossima. Quella dopo”. Quindi nei giorni immediatamente successivi alla manifestazione del giornale di Sallusti. “Ci saranno i sì, i no, gli astenuti. Ma soprattutto gli assenti. Soprattutto di Forza Italia”. E insomma, Renzi si va a prendere il pubblico (e i voti) degli elettori di Berlusconi alla Versiliana e poi si prende le assenze dei senatori azzurri per far passare le riforme costituzionali.

La scelta, rinnovata, è sempre la stessa: tra la minoranza del Pd e i verdinian-berlusconiani, Matteo sceglie sempre i secondi. Il progetto del Partito della Nazione riprende vigore. Più forte di prima. Come dimostra ieri l’intervento di Angelino Alfano che alla Festa dell’Unità non solo è andato, ma si è pure preso gli applausi ripetuti e scroscianti. Mentre sembrava l’anti-Salvini: “Il buio della mente può tornare”, declamava, riferendosi ai migranti ai quali in Repubblica Ceca sono stati scritti numeri identificativi sulle braccia con pennarelli.

Dal Fatto Quotidiano del 3 settembre 2015