“La Messa per la Madonna di Polsi si celebra ad Aosta da molti anni per la devozione che c’è da parte della nutrita comunità calabrese. Non ci sono problemi sostanziali, ma solo di interpretazione”. Così il vescovo del capoluogo alpino, Franco Lovignana, interviene nella polemica sulla Messa di ieri nella chiesa di Sant’Anselmo. Un caso sollevato da Libera Valle D’Aosta e rilanciato da ilfattoquotidiano.it. Il santuario di Polsi, in Aspromonte, è da sempre un luogo altamente simbolico per i clan della ‘ndrangheta, e numerose inchieste hanno documentato come negli anni sia stato teatro di incontri di vertice organizzati fra l’altro per discutere controversie e affidare incarichi. In particolare intorno al 2 settembre, quando si festeggia la Madonna. Un riferimento che vale – sono sempre indagini e intercettazioni a dimostrarlo, basti pensare all’inchiesta Crimine – anche per gli ‘ndranghetisti ormai radicati nelle città del Nord. “Per rispetto nei confronti dei fedeli della Madonna e dei parrocchiani di Sant’Anselmo, oltre che dei cittadini tutti”, ha scritto l’articolazione locale dela rete antimafia fondata da don Ciotti – Legambiente VdA, Libera VdA e Valle Virtuosa ritengono che sia opportuno che il parroco prenda le distanze da detta celebrazione”.

Ad Aosta è presente una nutrita comunità calabrese e la regione, come il vicino Piemonte, non è immune dalla presenza mafiosa. Proprio oggi, fra l’altro, in città si sono registrati sequestri nell’ambito dell’inchiesta bolognese “Aemilia”. A “importare” le celebrazioni di Polsi ai piedi delle Alpi, una dozzina di anni fa, ha contribuito Giuseppe Nirta, sottoline ancora Libera, poi finito in carcere con una condanna definitiva per narcotraffico e sottoposto alla confisca di un cospicuo patrimonio. “Al di là dell’improprio utilizzo che c’è stato e che forse c’è ancora – ha aggiunto il vescovo Lovignana – il santuario della Madonna di Polsi è un luogo sacro e di pellegrinaggio. Non vogliamo nascondere le parti brutte, sulla Messa non ci sono motivi di preoccupazione, che ci sono, ma sono di altra origine”.