Equitalia passa all’incasso. Ma non a beneficio delle casse statali, bensì del proprio bilancio. Nei prossimi tre anni l’Agenzia delle Entrate, suo socio di maggioranza con il 51% delle quote, le verserà infatti 125 milioni di euro a titolo di “salvaguardia”. A prevederlo, secondo l’agenzia Public policy, è l’ultima bozza del decreto legislativo sulla riscossione, uno dei testi attuativi della delega fiscale, che dovrebbe arrivare venerdì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il fatto è che il provvedimento, già nella sua versione iniziale, tagliava dall’8 al 6% il cosiddetto aggio, cioè la commissione che la società incaricata della riscossione riceve su ogni cartella esattoriale gestita. Ma senza quell’entrata Equitalia non sta in piedi, visto che stando all’ultimo bilancio nel 2014 l’aggio le è fruttato 537 milioni su 900 milioni di commissioni e 973 di ricavi totali. Se quel rubinetto di chiude, dunque, sarà difficile coprire le spese per il personale e le altre spese amministrative, che l’anno scorso sono ammontate a 796 milioni.

Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa, l’erogazione si è resa necessaria vista la “riduzione dell’aggio” e si configura come “un meccanismo di integrazione delle ordinarie forme di remunerazione”. La società, che dallo scorso giugno è guidata dal tributarista Ernesto Maria Ruffini, riceverà fino a 40 milioni di euro per il 2016, 45 milioni per il 2017 e 40 milioni per il 2018. Le cifra saranno versate “previa individuazione delle effettive necessità conseguenti all’accertamento di una contrazione dei ricavi“. Fino al 31 dicembre 2015, peraltro, Equitalia continuerà a prendere l’8% sulle somme iscritte a ruolo riscosse e sui relativi interessi di mora.

Sempre venerdì in Cdm è atteso il decreto sul riordino complessivo delle agenzie fiscali, mirato a potenziarne l’efficienza e a “razionalizzare la spesa” riducendo di non meno del 10% il rapporto tra “personale dirigenziale di livello non generale e personale non dirigente”. Il testo, tra l’altro, consente alle Entrate di bandire un concorso per selezionare 800 dirigenti in sostituzione di quelli decaduti perché dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale. Ma come emerso nelle scorse settimane questo non risolve il problema nel medio periodo, visto che l’iter di selezione si concluderà non prima della fine del 2016. Ecco perché l’ultima versione del decreto, sempre secondo Public policy, individua una scappatoia: i dirigenti illegittimi potranno essere sostituiti con dei “semi-dirigenti“, vale a dire dipendenti che verranno piazzati in ”posizioni organizzative di livello non dirigenziale” con specifiche indennità economiche, per “assicurare la funzionalità dell’assetto operativo”. E’ sufficiente che il risparmio di spesa complessivo sia pari ad almeno il 10% rispetto alla spesa attuale per il trattamento accessorio. Il tutto sperando che in futuro la Consulta non bocci anche questa soluzione di compromesso. I nuovi “semi-dirigenti” avranno incarichi “temporalmente definiti” e saranno soggetti a valutazione annuale della performance, dovranno essere laureati, con un’esperienza professionale di almeno cinque anni.