A vedere i palinsesti inglesi salta all’occhio la differenza fra i canali (il 3 e 5 privati e il 4 statale) finanziati dalla pubblicità e la BBC, che della pubblicità è del tutto priva: sui primi dominano i game; BBC si “limita” a piazzarli a inizio e fine pomeriggio mentre nel mezzo sciorina rubriche su come cercare casa, come funziona una grande stazione ferroviaria, sui segreti di un museo etc etc. In altri termini, il generalismo sospinto dalla pubblicità e quello finanziato dal canone hanno punti in comune, ma anche sostanziali differenze.

Da noi il generalismo sospinto dal canone non c’è, perché la Rai ha talmente bisogno degli incassi della pubblicità che, pur trasmettendone meno dei privati la rincorre con pari entusiasmo e dedizione. In altri termini: è omologa ai privati per motivi strutturali e non per un qualche deficit culturale di chi la dirige.

Il tocco aggiuntivo degli italiani è che l’omologazione avviene su una medesima ricetta di talk, smisurato e di bassa quota, magari facilmente disprezzabile dagli stessi che li seguono, ma che comunque i loro share ancora li raccolgono (Estate in diretta attorno al 14%, Pomeriggio sul Cinque sul 17%).

I materiali di base sono, oltre al vippismo, la trascendenza e il delitto. Come ieri, quando Rai Uno ha iniziato giocandosi l’analisi comparata della mistica Natuzza Evolo di Paravati, Mileto, con le nuvole che a Medjugorie parrebbero talvolta prendere la forma del manto della Madonna (non di Leonardo, ma delle statuine di gesso che talvolta lacrimano). Il mistero ovviamente è restato tale, ma si sa che ci piace proprio perché lascia l’appetito.

Sbrigata la trascendenza, si è passati al delitto o supposto tale della Guerrina che sarebbe scomparsa (ma sono appena affiorate ossa sospette) perché uccisa nell’ambito della tresca con il Padre Graziano. Insomma, una specie di Uccelli di Rovo, magari in ciabatte, ma con delitto. Identico, stesso momento e stesse scansioni narrative, il tema di Pomeriggio sul Cinque. E nessuno al mondo avrebbe saputo distinguere i due canali non fosse che per il marchio e la specifica vaporosità di Barbara D’Urso.

Ora, è chiaro che questa situazione, a parte il giudizio di merito sui programmi gossippari sui quali aleggia la visione editoriale di Alfonso Signorini, può andare bene per Canale 5 ma è micidiale per RaiUno e per la Rai nel suo insieme. Perché, ben che vada, fanno la figura dei copioni proprio sul terreno del generalismo che è l’unico sul quale ha senso misurare la performance del Servizio Pubblico in quanto tale.

Tutto è rimediabile, s’intende. Purché non si pensi di risolvere il problema convocando diversi autori, anziché fondando una realtà editoriale strutturalmente diversa per linee di comando e basi finanziarie. Del resto, se non ora, quando?