L’Italia, con i suoi 7458 chilometri di costa, dovrebbe essere la patria degli amanti del turismo nautico. Eppure non siamo mai stati in grado di elaborare una strategia politica e un coerente grande piano industriale, capace di fare del turismo da diporto una leva utile ad aumentare l’attrattività turistica del Paese.

L’ultimo tra i diversi maldestri approcci al turismo nautico messi in atto dalla politica è poi finito decisamente male. Parliamo di Italia Navigando. La società nacque, come costola di Sviluppo Italia poi Invitalia, «per creare una rete nazionale di porti turistici» in attuazione del ‘Programma rete portuale turistica nazionale‘: promosso quasi 12 anni fa, avrebbe dovuto portare alla creazione, in tre piani triennali, di una rete portuale turistica interregionale capace di connettere circa 50 porti e complessivamente 25mila posti barca. Nel 2003 il Cipe stanziò addirittura un primo filone di finanziamenti pari a 50 milioni di euro per dare concretezza al progetto. Ma, a più di 10 anni dall’atto del Cipe, le risorse devono essere verosimilmente ancora in gran parte spese. Perché Italia Navigando, diventata nel tempo un campione di sprechi, inefficienze, disavanzi e debiti, non è stata in grado di realizzare, se non una parte risibile del progetto per dare vita ad una rete portuale turistica. Cosicché, travolta anche per effetto di un oneroso contenzioso, Italia Navigando è stata finalmente messa in liquidazione alla fine dello scorso anno. Ed è notizia di poche settimane fa che il patrimonio di partecipazioni in altrettanti porti turistici è stato messo all’asta.

Da questo disastro riparte un nuovo ed ambizioso progetto volto ad intercettare parte dei flussi mondiali di spostamenti diportistici. Si chiama Signa Maris e, presentato ai media nelle scorse settimane da Roberto Rocca, storico dirigente del Mibact e suo principale fautore, ha preso corpo grazie all’utilizzo di risorse comunitarie. Secondo quanto appreso, Signa Maris è infatti finanziato con 2,5 milioni di euro, nell’ambito di una progettazione più ampia, attuata dall’Organismo intermedio del POIn (Programma Operativo Interregionale) del Mibact, diretto dallo stesso Rocca.

Obiettivo del progetto, che abbraccia le Regioni interessate dal programma comunitario – Campania, Puglia, Calabria e Sicilia -, è in  sostanza quello di mettere in rete 38 porti del Sud Italia, da utilizzare come porte di accesso alle eccellenze storiche, naturalistiche, enogastronomiche dei territori coinvolti.

‘Signa Maris – ci ha detto Rocca – vuole interpretare la nautica quale declinazione del turismo, promuovendo il diporto come una leva di ulteriore valorizzazione della capacità di attrazione turistica dei territori’.

Va detto che il turismo da diporto, non solo in Italia, è ancora un terreno largamente inesplorato. E dunque si è di fronte ad un canale di promozione territoriale non organizzato, ma che secondo i promotori di Signa Maris avrebbe un grande potenziale per attrarre nuovi e più consistenti flussi turistici internazionali che gravitano nel bacino del Mediterraneo. Stime attendibili sulle possibili ricadute economiche del turismo nautico non ce ne sono. Sono chiari, invece i numeri dell’economia del mare, descritti nel ‘Quarto Rapporto sull’Economia del Mare‘ pubblicato recentemente da Unioncamere: in Italia, a fine 2014, sono poco meno di 103mila le imprese che si occupano di turismo marino, che danno lavoro a circa 400mila addetti e generano 15,5 miliardi di euro di valore aggiunto.

A livello europeo, invece, la consistenza economica ed occupazionale del turismo marino è stata fotografata nel 2013, grazie ad una indagine della Commissione Europea. Da cui emerge che gli addetti del settore sono circa 3,2 milioni e che il volume d’affari prodotto è cresciuto dai 152miliardi del 2006, 183miliardi del 2011. L’aspetto assolutamente interessante attiene poi alle presenze dei turisti da diporto nelle strutture alberghiere: la stima della Commissione parla addirittura di 1,5miliardi di notti.

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Valore aggiunto e occupati

Un dato, questo, che chiarisce le potenzialità di una azione strutturata per far crescere il turismo nautico nel nostro Paese e fondata, come si propone di fare Signa Maris, su un sistema turistico integrato mare-terra unico.

@albcrepaldi