Il tema dell’immigrazione clandestina è sempre più al centro del dibattito della campagna per le primarie repubblicane negli Stati Uniti. Questa volta ad intervenire è stato il candidato alla Casa Bianca Chris Christie, attuale governatore repubblicano dello stato del New Jersey un tempo considerato un conservatore moderato all’interno del partito. “Se sarò eletto presidente – ha annunciato il cinquantaduenne di origini siciliane – combatterò l’immigrazione illegale creando un sistema in grado di “tracciare” gli immigrati come un pacco della FedEx“.

La proposta di uno dei diciassette candidati a guidare il Grand Old Party alla conquista della presidenza americana è arrivata nel corso di un incontro elettorale nel New Hampshire, uno dei primi stati che andrà al voto per le primarie. “Mentre la Federal Express può dirci in ogni momento se un pacco si trova su un camion, alla stazione o su un aereo – ha spiegato Christie in polemica con la gestione di Barack Obama -, noi invece facciamo entrare tante persone col visto e poi ne perdiamo le tracce un minuto dopo”. Il governatore ha promesso che una volta arrivato alla Casa Bianca chiamerà “a lavorare il ceo di FedEx, Fred Smith, con noi per creare un sistema specifico per rintracciare gli illegali dovunque essi siano” e ha assicurato che chiederà al numero uno della società di spedizioni di mettere a punto un sistema di tracciabilità che sia efficace come quello ideato per le scatole. Anche Christie, dunque, pur di intercettare il consenso degli elettori più oltranzisti per risalire nei sondaggi  (dato che al momento è fermo a quota 3%) ha deciso di rincorrere sul tema immigrazione le posizioni di Donald Trump, che ha promesso di deportare 11 milioni di immigrati irregolari e di costruire un muro al confine con il Messico.

E mentre la campagna elettorale tra i repubblicani abbia ormai come principale oggetto di dibattito quello sull’immigrazione ( ieri Hillary Clinton ha accusato i candidati della destra di “metodi da nazisti”), Obama ha cercato di porre rimedio al problema con un “ordine esecutivo“. La scelta del Presidente, che vietava di fatto l’espulsione di milioni di persone e, nello stesso tempo, proponeva come soluzione una sanatoria, con visti pluriennali per chi aveva un lavoro regolare negli Stati Uniti, è stata però bloccata da un giudice del Texas. La decisione presidenziale è stata bocciata perché avrebbe scavalcato il Congresso, unico soggetto legittimato a legiferare in materia di deportazione.