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L’ENI ha appena annunciato la scoperta di uno dei più grandi giacimenti al mondo di gas naturale. Si chiama Zohr e si trova al largo dell’Egitto. Giace a circa 1,500 metri di profondità per un area di circa 100 chilometri quadrati.

La notizia è comparsa sui giornali di mezzo mondo. Le stime sono di circa 850 miliardi di metri cubi, l’equivalente di circa dodici anni di fabbisogno nazionale italiano.

Tutti esultano.  L’amministratore delegato Claudio Descalzi: “Scoperta storica, trasforma lo scenario energetico”. Il primo ministro Matteo Renzi: “Risultato straordinario”.

E va bene. Sapranno gli egiziani se vogliono le trivelle nei loro mari o no.  Mi sovviene però quest’altra storia, sempre in Egitto, sempre con l’ENI fra i protagonisti, sempre di gas. Risale al 2004. La stampa italiana ne parlò poco a suo tempo ed è passata al dimenticatoio.

La storia si chiama Temsah ed è una piattaforma che sorge nel Mediterraneo -sorgeva!- a 60 chilometri da Port Said,  non lontano dal canale di Suez. Era di proprietà della Petrobel, un consorzio misto ENI, BP e General Petroleum of Egypt.

A suo tempo era uno dei più grandi giacimenti di gas d’Egitto, pompando circa 4  milioni di metri cubi di gas al giorno. Durante l’estate del 2004 fermano le produzioni di gas per un mesetto ed arriva una trivella di tipo jack-up, con le gambe mobili, chiamata Global Santa Fe Adriatic IV.  Non è ben chiaro cosa succede dopo, ma pare che durante le attività di perforazione fughe di fluidi e/o di gas abbiano provocato un incendio. Il jack up affonda, la piattaforma prende fuoco. Lo staff fortunatamente viene evacuato e non si fa male nessuno.

Ma Temsah arde.

L’ENI il giorno 10 Agosto 2004 manda un comunicato stampa dal titolo: ‘Temsah Platform: Situation is under control’. C’è l’incendio ma è tutto sotto controllo. E cioè il tuttapposto ufficiale. Passano non uno, non due, ma la bellezza di tredici giorni, e ci si rende conto che non molto era sotto controllo, le fiamme erano giunte a più di venti metri di altezza e nessuno sapeva cosa fare.

Anzi, la situazione era talmente disperata che il 23 Agosto 2004, appunto quasi due settimane dopo il “Situation is under control” dell’ENI, il ministro del petrolio egiziano Sameh Fahmy ordina la distruzione di Temsah.

Il 24 Settembre 2004 il sito petrolifero Upstream riporta che stanno ancora lavorando per domare le fiamme dopo sette settimane.

Non è ben chiaro quanto tempo ci abbiano messo per sistemare tutto, ma la produzione da Temsah è rincominciata solo un anno dopo.

Come detto, se la vedranno gli Egiziani se vogliono queste trivelle nei loro mari o no. Oltre Temsah, però ricordo anche l’ultima volta che l’ENI parlò di uno dei più grandi giacimenti petroliferi onshore d’Europa.

Si chiamava Basilicata. Ai lucani con l’ENI in casa non è andata poi così tanto bene. Speriamo vada meglio in Egitto.

Intanto qui le immagini delle fiamme di Temsah, 11 anni fa.