Passare dalle partite negli stadi da duemila spettatori a quelle sulla spiaggia, dove l’ovale rotola in mare non deve essere stato semplice. Davide Bellini, 34 anni e sangue bresciano, dopo aver calcato i palcoscenici più importanti del campionato rugbistico italiano, c’è riuscito. Con un biglietto di sola andata per Santo Domingo. “Vivo in un posto da sogno – dice – e insegno ai ragazzi i valori e lo stile del rugby. Qui ormai ho messo le mie radici, mi sono sposato con una ragazza del posto e abbiamo avuto un figlio”.

Tutto inizia nel 2007, anche se la passione per i viaggi a Davide non è mai mancata. Per lavoro ha girato il mondo: Spagna e Cuba in primis, fino ad arrivare a Santo Domingo come albergatore. Grazie al suo diploma da ragioniere, trova lavoro come contabile in un’agenzia viaggi, ma non gli basta. Perché pur essendo lontano dai tracciati di rugby, Davide la passione per la palla ovale non l’ha mai persa e decide così di avvicinarsi all’organizzazione che gestisce il gioco nella Repubblica Dominicana, presente ma inattiva. Con l’aiuto di un amico e spinto dal suo entusiasmo, Davide la rigenera e in pochi anni viene prima eletto segretario, poi è nominato tesoriere. “Perché – dice – vent’anni di rugby in Italia ti lasciano una traccia indelebile”.

Nella terra del mare e del sole si ritrova così ad allenare sulla spiaggia, coinvolgendo tanti ragazzi dell’isola, che iniziano a interessarsi allo sport, “ricomparso” sull’isola dopo tanti anni. “Ogni giorno imparo qualcosa di diverso”, dichiara l’ex professionista, un tempo giocatore del Calvisano e del Lumezzane. All’attività di allenatore mescola anche quella di arbitro, come faceva anche a Brescia. “Insegnare il rugby ai ragazzini – spiega – è fondamentale per puntare a livelli soddisfacenti con i grandi”, prosegue.

Una volta diventato ufficialmente tesoriere della Federazione dominicana, grazie al supporto del Ministero dello Sport e del Ministro, Davide ha organizzato due corsi di avvicinamento al rugby, il primo con 40 persone, il secondo con 80. La sua priorità è la continuità degli allenamenti, strategia che ha portato i neo rugbisti dominicani a “disputare la prima e storica Coppa Gatorade”, importante trofeo nazionale di rugby Seven, molto ambito dai giocatori delle isole caraibiche. Un risultato che lui considera “un grande successo non solo per gli appassionati, ma anche per tutta l’isola”. Giocare, però, non è sempre facile, perché “il clima, a differenza di come se lo immaginano molti turisti, garantisce tanti mesi di sole, ma al tempo stesso, durante la stagione delle piogge, i temporali allagano le strade e i campi rendendoli impraticabili”.

Ma non era possibile proseguire a casa la carriera di rugbista professionista, magari continuando a giocare ad alti livelli? “Si che lo era – dice – ma il mio vecchio lavoro mi ha portato a conoscere questo posto meraviglioso. E qui sono riuscito a continuare a giocare a rugby ugualmente. Mi è andata bene”.

L’Italia, nel frattempo, rimane nei pensieri, sullo sfondo. “Tornerei soltanto se mi facessero una buona proposta – continua – ma la vita sull’isola è davvero conveniente, soprattutto dal punto di vista economico. E poi mi sembra di essere sempre in vacanza”. Oggi Davide è allenatore, giocatore, arbitro e dirigente. Una vita che lo fa sentire realizzato. “Sono riuscito a trasmettere la mia più grande passione a tante persone che nemmeno conoscevano la palla ovale. Mi basta fare quello che mi piace e sono felice”.

Di Federico Gervasoni