Arrestato il presunto attentatore di Bangkok. Lo ha annunciato il portavoce della polizia della capitale della Thailandia.  L’uomo, hanno spiegato gli inquirenti, corrisponde alla descrizione della persona che il 17 agosto scorso, avrebbe fatto esplodere del tritolo, nascosto sotto una panchina all’esterno del santuario di Erawan Stane. I morti furono 20, oltre 100 i feriti.

La polizia ha fatto irruzione in un appartamento nella zona nord di Bangkok. “Il sospetto – ha detto il portavoce della polizia, Prawut Thavornsiri – sembra proprio la persona che stavamo cercando“.Secondo i giornali thailandesi l’uomo sarebbe turco: la versione non viene però confermata dalla polizia, che al momento parla di “diversi passaporti” in mano all’arrestato.  Nell’appartamento dell’uomoche ha 28 anni, sono stati trovati materiali per la realizzazione di bombe.  Nei giorni scorsi Anthony Davis, un analista di Ihs Jane specializzato in temi di sicurezza, era intervenuto in un forum avanzando l’ipotesi che la bomba a Bangkok fosse stata piazzata dall’organizzazione turca di estrema destra dei Lupi Grigi. A suo parere l’attentato al tempietto hindu di Erawan non corrispondeva agli schemi degli attentati opera di gruppi locali o della regione. I Lupi Grigi, secondo la sua ipotesi, avrebbero potuto agire per vendicare la decisione del governo thailandese di rimpatriare in Cina i rifugiati della minoranza musulmana cinese.

Nelle ore successive alla strage, la polizia thailandese aveva diffuso alcuni fermo immagine dell’uomo sospettato di aver compiuto l’attentato. Le foto provenivano dai filmati delle telecamere di sicurezza nella zona e raffiguravano un giovane dai capelli mossi e con gli occhiali, vestito con una maglietta gialla, entrare nel complesso dell’Erawan alle 18:52 (tre minuti prima dell’esplosione) con uno zainetto in spalla. In un’immagine successiva, l’uomo abbandona la zona senza lo zaino in spalla.

Il 20 agosto la polizia thailandese aveva spiccato un mandato d’arresto per“giovane straniero” sospettato di essere l’autore dell’attentato: del sospetto era stato diramato un identikit senza però specificarne la nazionalità. Gli investigatori avevano fatto sapere d’indagare anche su altri giovani, individuati nei fermo immagine dei video: secondo la polizia, infatti, l’attentatore non avrebbe agito da solo ma era stato supportato “da una rete“.