L’attuario è il mestiere senza disoccupati. Uno dei più richiesti sul mercato italiano e internazionale. Il miglior lavoro del 2015 negli Stati Uniti secondo la classifica di careercast.com, portale di ricerca di lavoro globale. Ma se lo nomini nessuno sa cos’è. Cerchiamo di capirlo. Gli attuari sono i profeti dei numeri. Prevedono il futuro di fenomeni economico-finanziari altamente volatili, fanno analisi statistiche e valutazioni dei rischi.

Il loro campo d’azione sono assicurazioni (su auto, danni e vita), banche, fondi pensione e prodotti finanziari. La società americana degli attuari conta 24mila iscritti. Quella europea oltre 20mila. In Italia se ne contano 920, la maggior parte uomini (57 per cento), e sono in rapida crescita: più 45 per cento nel 2014 rispetto all’anno precedente. “A un anno dalla laurea appena il dieci per cento non trova un posto fisso, ma poi tutti si sistemano”, dichiara Fausto Belliscioni, il presidente dell’ordine italiano degli attuari, che esiste dagli anni quaranta. Per accedere all’albo è richiesta una laurea in Finanza (classe LM16), Scienze attuariali (LM83) o Statistica (LM82).

“Da cinque anni un altro sbocco professionale è il risk manager, cioè il gestore del rischio, una figura che trova impiego nel mondo assicurativo, nella grandi imprese industriali e ultimamente anche in quelle di piccole medie dimensioni – continua Belliscioni -. Il suo compito è per esempio consigliare gli investimenti più proficui, i soggetti a cui chiedere il credito oppure se conviene l’autofinanziamento. Non c’è una tariffa minima, il guadagno varia da professionista a professionista”. Il sito careercast.com quantifica in quasi centomila dollari il reddito annuo. Gli attuari si concentrano soprattutto a Milano e a Roma. Noi abbiamo raccolto l’esperienza di due ragazzi e una ragazza che stanno facendo carriera nella Capitale.

“Ho fatto un colloquio dieci giorni dopo la tesi e mi hanno assunto da lì a cinque giorni. Non avevo neanche mandato il curriculum, mi hanno cercato loro. Ho iniziato con uno stage di sei mesi, poi mi hanno fatto un contratto di apprendistato di due anni e ora ne ho uno a tempo indeterminato. Guadagno 1450 euro al mese e continuo a ricevere  offerte di lavoro su LinkedIn”. Mattia Caradonna ha 27 anni, è di Roma e si è laureato nel 2013 alla Sapienza. “Quando mi sono iscritto all’università non avevo mai sentito parlare degli attuari, io l’ho scoperto per puro caso quando ho dovuto scegliere il corso di laurea specialistica. Si studia tanta matematica, finanza, si fanno calcolo della probabilità e studi demografici”. Mattia è dipendente di una delle più importanti società di consulenza al mondo. Si occupa di revisione di bilanci assicurativi. “Stimo la somma che l’ente deve mettere da parte per rimborsare il cliente”.

Giada Milocco, di due anni più grande, ha studiato a Trieste e fa lo stesso lavoro. “Mi sono laureata nel 2012, ho fatto subito due colloqui a Roma e ho scelto quello che mi piaceva di più. Dopo sei mesi ho lasciato il posto per uno più dove mi pagavano di più. Guadagno 1500 euro mensili con partita iva. No, non ho paura che mi lascino a casa perché in ufficio servo davvero. Nessuno dei miei colleghi è disoccupato”. Del suo mestiere dice: “A dispetto di quanto uno si immagini, è creativo perché c’è molto problem solving. Per esempio devo capire quanto devo far pagare al cliente un’opzione particolare su un contratto di polizza che ha già e costruire un’offerta accattivante. Devo ragionare sempre in termini di speranza di vita e rischio di morte”.

Luca Gino Scialanga, 26 anni, racconta: “I numeri mi hanno sempre appassionato. Volevo imparare a dimostrare con questi i problemi della vita quotidiana. L’attuario fa un po’ questo”. Luca lavora per una compagnia assicurativa e il suo ruolo è quello di risk manager (con uno stipendio da circa 1300 euro al mese). A luglio ha superato l’esame di Stato e anche lui non è mai rimasto con le mani in mano da quando ha concluso l’università nel 2013.