Non è negli Stati Uniti, né ai Caraibi. A differenza del suo collega di Roma, Giuliano Pisapia è rimasto tutto agosto a Milano. Compreso il giorno di Ferragosto, festeggiato con un ballo alla recuperata e struggente Balera dell’Ortica, con annesso bacio alla “first sciura”, la giornalista Cinzia Sasso. “È un momento importante per Milano”, dice il sindaco, “qui ci stiamo giocando parte del futuro del Paese. La città sta rinascendo, scala le classifiche delle metropoli europee, è molto avanti, per esempio, nella raccolta differenziata, è ormai prima in Europa nel car sharing, le auto condivise. Per questo ho scelto di restare qua, con i tanti cittadini che in vacanza non ci sono andati. Ho ancora otto mesi di lavoro, mi riposerò quando avrò finito il mio mandato”.

Stile diverso da quello del sindaco di Roma Ignazio Marino. E la partita Milano-Roma l’avete comunque vinta.
Roma sta vivendo un periodo particolarmente difficile. Milano si sta confrontando con le grandi città europee e mondiali. E sta vincendo la sfida. Ricevo delegazioni ufficiali da Mosca, dal Kazakistan, dai Paesi arabi, dal Sudamerica, che chiedono consulenze e affidano lavori alle nostre aziende partecipate, A2a, Amsa, Mm, Atm.

Milano resta però sospesa tra rinascita e declino. Ci sono pezzi di città che sono rinati (la Darsena, il Mercato metropolitano, Piazza Gae Aulenti, la Fondazione Prada…). Ma poi gli stranieri si comprano l’Inter e il Milan, l’intero quartiere di Porta Nuova, o addirittura grandi aziende come la Pirelli.
Quando gli stranieri vengono qui a comprare aziende, mi preoccupo: in questo caso c’è il rischio che, prima o poi, siano portati altrove lavoro e occupazione. Ma quando gli stranieri comprano immobili o squadre di calcio che non possono essere spostati all’estero, ritengo che facciano investimenti che fanno bene a Milano. Dimostrano di aver scelto una città su cui vale la pena di puntare. Milano è una città internazionale. Chi viene qui a fare investimenti, prima di solito passa da Palazzo Marino: li accogliamo con disponibilità, offrendo collaborazione massima, ma sempre nell’interesse della città, chiarendo che chi viene qui, viene a lavorare con noi, non a comandare.

Roma sta vivendo un periodo particolarmente difficile. Milano si sta confrontando con le grandi città europee e mondiali

Se le cose vanno così bene per Milano, allora perché non resta a fare il sindaco?
Importante è che continui il progetto, non che a Palazzo Marino resti Pisapia.

E come lo spiegherebbe ai non milanesi, questo progetto?
Una coalizione di centrosinistra con un apporto importante della cittadinanza attiva: nella mia giunta, sei assessori vengono dai partiti (esperienze politiche), sei dalla cosiddetta società civile. La mia è un’amministrazione che collabora e dialoga con i partiti della coalizione che la sostiene, ma ha una sua piena autonomia. Le sue caratteristiche sono il rispetto della legalità, l’onestà intellettuale, la capacità di dialogare con tutti, ma anche la forza di fare scelte coraggiose. Come quella, per fare un esempio, di riprendere la gestione delle case popolari comunali, dopo la gestione fallimentare della Regione. Era un rischio, c’è ancora tanto da fare, ma sta andando bene e già si vedono alcuni risultati positivi.

È proprio escluso che Pisapia alla fine ci ripensi e si ripresenti alle elezioni, in mancanza di un candidato forte capace di rappresentare in maniera piena questo vostro “progetto”?
Io credo innanzitutto che si sottovalutino gli attuali candidati, che invece hanno esperienza sociale e sono persone serie. Ripeto: il mio unico obiettivo è quello che prosegua il progetto e la persona giusta arriverà. I candidati sono cresciuti moltissimo, l’esperienza di amministratori è stata importante. Perché criticare è facile, governare meno. Puoi fare proposte che sembrano belle, ma non sono praticabili. Bisogna studiare, approfondire, dialogare. Per arrivare all’attuale successo del car sharing, per esempio, c’è voluto un anno di lavoro. È quello che dall’esterno non si capisce: e lo dico anche per me, anch’io facevo in passato proposte nella realtà irrealizzabili. Bisogna conciliare sostenibilità economica, ambientale, il vantaggio per la maggior parte dei cittadini… Poi gli scontenti, si sa, ci sono sempre.

Puoi fare proposte che sembrano belle, ma non sono praticabili. Bisogna studiare, approfondire, dialogare

Per ora si sono candidati alle primarie del centrosinistra Pierfrancesco Majorino ed Emanuele Fiano. Altri si aggiungeranno. Ma le primarie con tanti candidati, nessuno dei quali incarni in maniera forte il vostro “progetto”, non dà l’idea che la squadra sia dispersa?
Dispersa è una squadra che non sa dove andare. In quattro anni, la mia giunta non è mai stata messa in minoranza in Consiglio comunale. E ha sempre preso decisioni all’unanimità, dopo discussioni anche dure (vivaci), come sulla moda, che non è solo immagine, è anche occupazione e occasioni per la città, come dimostrano gli spazi offerti a Milano da Prada e da Armani. In alcuni casi anch’io ho cambiato opinione, come sul co-working, gli spazi condivisi per il lavoro. Io giro molto per la città, centro e periferia, senza preavviso. E con me sindaco, dopo anni tremendi per la politica, non un assessore, un consigliere comunale, neppure un consigliere di zona è stato arrestato o indagato…

Potrebbero però saltar fuori candidati sindaco più “forti”, magari imposti da Matteo Renzi. Si fa il nome del commissario Expo Giuseppe Sala. O dell’ex direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli… E Umberto Ambrosoli?
Io non faccio nomi. Comunque le primarie non sono mai “confermative”, sono sempre una competizione vera, come abbiamo dimostrato a Milano e a Genova con Marco Doria. Ci sono dei “sentimenti” che non sono di schieramento politico e che possono cambiare nel giro di una settimana. Senza fare nomi, su Expo posso dire che in agosto ha avuto una ripresa ed è andato benissimo, ma solo a fine ottobre si potrà fare una valutazione complessiva, che non dovrà essere basata solo sul numero delle presenze – si punta ai 18 milioni d’ingressi. Un candidato forte si vede alla fine della campagna elettorale per le primarie, non all’inizio.

Dopo anni tremendi per la politica, non un assessore, un consigliere comunale, neppure un consigliere di zona è stato arrestato o indagato

L’assessore al bilancio Francesca Balzani potrebbe essere il candidato “arancione”, continuatore del “progetto Milano” di Pisapia?
Ripeto: non faccio nomi.

Tre cose fatte di cui Pisapia va fiero.
La prima, aver salvato 2mila posti di lavoro di Sea Handling, la società partecipata del Comune che movimenta i bagagli degli aeroporti milanesi. Poi aver restituito alla città la Darsena, che era destinata a diventare un parcheggio ed è diventata invece un posto bellissimo. E aver riqualificato tanti luoghi della città, come il quartiere di Santa Giulia, o Quarto Oggiaro, dove abbiamo messo la sede delle nuove start up, o Ripamonti. Infine l’impegno per la legalità: non solo la commissione e il comitato antimafia, ma anche il recupero di tanti beni confiscati alle cosche. Su Santa Giulia, ricordo la disperazione negli occhi degli abitanti, il giorno in cui ci sono andato, durante la campagna elettorale che mi ha opposto a Letizia Moratti: quei cittadini avevano comprato casa in un quartiere che era stato loro venduto come quartiere giardino, e si erano ritrovati in un quartiere abbandonato e senza servizi. Ricordo poi la gioia in quegli occhi, quando abbiamo inaugurato il parco e la scuola. Devo ricordare il lavoro fatto, per Santa Giulia, dal vicesindaco Ada Lucia De Cesaris.

Poi non vi siete intesi e lei se n’è andata…
Ma no, abbiamo collaborato benissimo, poi lei ha preso in tutta autonomia una decisione che mi ha addolorato.

Tre cose che invece non hanno funzionato.
La burocrazia, con leggi che complicano anziché facilitare l’intervento degli amministratori. Le politiche per i giovani: sono state deboli e abbiamo recuperato solo negli ultimi otto mesi. Infine il Teatro Lirico: speravo di restituirlo alla città, invece i lavori sono cominciati, ma non finiranno presto. I tempi dei lavori pubblici sono troppo lunghi, non siamo ancora in grado di conciliare rispetto della legalità e ragionevole celerità delle opere.

Che rapporti avete con il governo, che vi taglia i fondi?
Complessi. Abbiamo dovuto confrontarci con quattro governi: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi. Va bene risparmiare, in tempi di crisi, ma ai Comuni sono stati imposti, in proporzione, tagli maggiori che ai ministeri. E questo non va bene.

Nelle tasse abbiamo fatto una scelta di equità: è vero che a Milano c’è l’addizionale Irpef più alta, ma il 55 per cento di tutti i milanesi, quelli al di sotto di un certo reddito, non la paga

Conseguenze: tagli ai servizi e più tasse.
Nelle tasse abbiamo fatto una scelta di equità: è vero che a Milano c’è l’addizionale Irpef più alta, ma il 55 per cento di tutti i milanesi, quelli al di sotto di un certo reddito, non la paga. È vero che abbiamo dovuto aumentare il biglietto del tram, ma il nostro sistema dei trasporti funziona bene e la rete metropolitana di Milano è da sola più estesa della somma delle metropolitane di tutte le città d’Italia.

Ora con la Città metropolitana, erede della Provincia, tutti i conti saltano: 145 milioni di euro di debito passati dal vecchio ente, 35 milioni restati a pesare sui bilanci del nuovo ente.
Sì, è un disastro. La nuova Città metropolitana non ha ancora competenze definite, non ha finanziamenti certi, ma deve continuare a erogare i servizi della Provincia e deve pagare, senza colpa, gli oneri del vecchio ente che aveva sforato il patto di stabilità. Le eredità si possono anche rifiutare, noi non possiamo farlo. E poi il sindaco della Città metropolitana deve essere eletto dai cittadini: dobbiamo farlo, entro il 2018.

La nuova Città metropolitana? Un disastro. Non ha ancora competenze definite, non ha finanziamenti certi, ma deve continuare a erogare i servizi della Provincia

Expo e M4 nei prossimi anni saranno una zavorra pesantissima sui conti del Comune. Il suo successore dovrà avere un fisico bestiale.
I conti di Expo li faremo a fine ottobre. Il dopo Expo, con il progetto dell’Università Statale e il contributo di governo e Cassa depositi e prestiti, potrà diventare non un peso, ma un’opportunità per la città. Quanto alla linea M4 del metrò, è vero che abbiamo ereditato dall’amministrazione precedente una situazione pesante. Ma era peggio bloccare tutto e pagare le penali ai costruttori che avevano vinto la gara. Abbiamo deciso di andare avanti: le metropolitane sono progetti di lungo termine, servono ai cittadini e, come dimostra un sondaggio, anche la M4 è considerata utile dai milanesi, malgrado i costi e i tagli degli alberi che si sono resi necessari per far posto ai cantieri.

Progetti per quando uscirà da Palazzo Marino?
Certamente un periodo di riposo, visto che in questi anni non ho fatto più di una settimana di vacanze all’anno, restando presente sempre, anche il sabato e la domenica.

Niente politica?
Non ne ho la minima idea. Ho ancora davanti otto mesi da sindaco, e otto mesi molto impegnativi. Mi concentro su questo.

Io con Renzi? Credo nel dialogo a sinistra. Mi piace una Sel che non rompe con il Pd

Pd o Sel? È vero che si è avvicinato a Renzi?
Io credo nel dialogo a sinistra. Non credo nel bipartitismo, com’è prefigurato dalla legge elettorale che è stata approvata. Mi piace una Sel che non rompe con il Pd, ma crede nel centrosinistra nutrito dalle esperienze di chi viene da fuori dei partiti, in una coalizione che abbia al suo interno anche la sinistra.

Renzi al Meeting di Cl ha criticato, insieme, berlusconismo e antiberlusconismo.
Io non equiparo berlusconismo e antiberlusconismo. Ho contrastato Berlusconi a Milano e in Parlamento e l’ho contrastato anche in tribunale, pur tenendo sempre distinti il piano politico e quello processuale.