La prima edizione de Le Grand Cahier risale al 1987. Ágota Kristóf, ungherese fuggita nel ’56 dall’Armata Rossa verso la Svizzera con il marito, aveva scelto successivamente il francese come propria lingua letteraria. Il Grande Quaderno viene nominato Livre Européen, e con La prova e La terza menzogna va a completare la Trilogia della città di K, lo sconvolgente capolavoro che lascerà ai suoi lettori. “Nel 2006, quando ho provato a comprare i diritti, erano stati venduti il giorno prima a Costantin Film. Poi nel 2009 con i diritti di nuovo liberi, io e il mio regista preferito Jánosz Szász provammo a convincere Ágota Kristóf a concederceli”. Ha raccontato il produttore Sandor Söth. “Molto importante è stato il sostegno del programma Media, Mitteldeutsche Medienförderung e il Medienboard Berlin-Brandenburg. Con questo libro, allo stesso tempo così intenso e terrificante, non abbiamo avuto problemi a convincere un grande cast proveniente da Ungheria, Francia e Austria a partecipare a questo progetto”.

Ulrich Matthes impersona il padre dei due gemelli protagonisti e la ruvida nonna contadina che li ospiterà suo malgrado ha il volto impareggiabile di Piroska Molnár. Il ruolo dell’ufficiale tedesco ospitato nel casale è coperto invece da Ulrich Thomsen. Tre attori eccellenti che affiancano Lázló e András Gyémánt nell’interpretazione una e bina dei gemelli protagonisti. La lontananza dal calore della madre e dalla città, i modi odiosi della nonna e una guerra intorno che non si vede ma si percepisce obbligheranno i ragazzi a una scelta drastica: forgiare i loro corpi e caratteri esponendosi a dolore, freddo e fame. Un training disperatamente determinato a sostenere le inevitabili nefandezze dell’epoca.

Il film di Szász è fedele al best seller, pur attenuandone alcuni tratti più oscuri in certi personaggi. Il quaderno dove i ragazzi scrivono appunti su ogni esperienza è il lascito paterno che nello sguardo del regista regala una versione visiva molto vicina alle suggestioni del romanzo. La macchina da presa si muove come un impassibile spettatore dei fatti letterari. Il resto sviluppa in un racconto marziale, esteticamente severo, implacabile e popolato di umanità corrotte, scivolosi egoismi e piccole viltà quotidiane serpeggianti tra la popolazione non coinvolta risparmiata dal fronte. Aguzzini in talare, donnine faccia d’angelo dall’incoffessabile libido, l’omosessualità malcelata di un ufficiale tedesco. Queste e altre creature, tutte in fin dai conti perdenti, vivacchiano nella storia. Lo scenario è quello della Seconda Guerra Mondiale. L’occupazione tedesca è agli sgoccioli e la resistenza più aspra e imponderabile per tutti gli esseri al di fuori di quella coppia di gemelli è un nucleo indivisibile. O meglio, che soltanto loro potrebbero pensare d’infrangere.

Riuscirà questa guerra senza fronte ad assorbire i due ragazzi fino alla dissoluzione dell’anima? Il regista esplora insieme all’autrice la resistenza più aspra e al contempo più indifesa: quella di due ragazzi in età puberale, apparentemente fragili, ma proiettati alla crescita e quindi al cambiamento. Molti elementi del romanzo, riportati anche nel film fanno venire la pelle d’oca. Dopo aver smaltito il dramma crudo della prima trasposizione filmica resta un interrogativo sulla Trilogia: saranno girati anche i due seguiti?