Google si difende attaccando. E per farlo sfodera pure un rapporto firmato da un ex presidente del Tribunale dell’Unione Europea. Lo scorso 15 aprile la Commissione Ue ha formalizzato le accuse di abuso di posizione dominante e pratiche anticoncorrenziali nei confronti del gruppo statunitense, il cui servizio Google shopping secondo l’esecutivo Ue viola le norme antitrust e danneggia i consumatori deviando il traffico da altri servizi di shopping comparativo. Il 27 agosto Mountain View, fresca di riassetto societario, ha depositato la propria risposta come previsto dalla procedura. E nella comunicazione, firmata dal vice presidente senior Kent Walker, a finire nel mirino è Bruxelles. Tacciata non solo di aver presentato accuse “scorrette“, ma anche di aver proposto come possibile soluzione una pratica “problematica”.

A supporto delle proprie tesi, il motore della ricerca ha assunto come consulente di parte Bo Vesterdorf, fino al 2007 numero uno del Tribunale dell’Ue. In un rapporto preparato ad hoc, il giurista danese attesta come la richiesta della Commissione che Google mostri anche gli annunci di altre aziende all’interno del proprio spazio pubblicitario non sia giustificata. Lo sarebbe, scrive Vesterdorf, solo se la multinazionale fornisse ai concorrenti un servizio essenziale e non disponibile altrove. Cosa che non è, “considerate le diverse modalità con cui è possibile raggiungere i consumatori su Internet”.

Big G scrive che il proprio servizio “aumenta la capacità di scelta per i consumatori europei e offre opportunità valide per le imprese di qualsiasi dimensione” e sostiene che la comunicazione di Bruxelles “non supporta l’affermazione” in base alla quale Google devia il traffico da piattaforme di shopping comparativo concorrenti e “non indica una chiara base giuridica per collegare tali affermazioni alla soluzione proposta”. “Nella nostra risposta dimostriamo che la comunicazione non è corretta perché non considera l’impatto di servizi di shopping online come Amazon ed eBay, che si sono ritagliati una fetta di traffico molto più grossa rispetto agli annunci di Google Shopping”, si legge. E ancora: “Mostrare annunci basandosi sui dati strutturati forniti dai commercianti migliora chiaramente la qualità e rende più semplice per i consumatori trovare ciò che stanno cercando (…). Non si tratta di “favorire”, ma di dare ai nostri clienti e inserzionisti ciò che trovano più utile”.

La commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager si è limitata per ora a confermare di aver ricevuto la risposta di Google, facendo sapere che la “valuterà attentamente prima di prendere qualsiasi decisione su come procedere” nel caso. Dopo l’accordo saltato con l’ex commissario Joaquin Almunia, Vestager non solo ha aperto un fronte anche sul sistema operativo Android, ma ha avvertito che l’indagine Ue potrebbe estendersi anche a Google Maps, Flight e Hotel. Intanto si muovono anche i concorrenti che si ritengono danneggiati da Mountain View: martedì prossimo verrà presentata una piattaforma legale per portare i reclami al livello procedurale successivo a Bruxelles, con l’obiettivo di chiedere i danni a Google a livello nazionale.