In Francia non è già più tempo d’eroi. Passata la paura dell’assalto al treno Thalys 9364 Amsterdam-Parigi del 21 agosto scorso, con tanto di encomio solenne e medaglia della repubblica francese ai marines che hanno immobilizzato l’attentatore marocchino, c’è ancora qualcuno che non si dà pace per quello che è successo. E’ l’attore Jean-Hugues Anglade, coinvolto per sua fortuna marginalmente in quella che poteva diventare una carneficina. L’uomo in viaggio con la famiglia sul treno in questione, una carrozza più in là rispetto a quella di Ayoub El-Khazzani e il suo AK47, ha accusato il personale Thalys del treno di essersi comportato in modo disumano e terribile.

Nel racconto che l’attore francese – 60 anni e una buona carriera cinematografica con un Cesar nella mensola del soggiorno – ha fatto a Paris Match viene riportato un fuggi fuggi del personale in carrozza verso uno porta di servizio chiusa a chiave e riparata dalle possibili pallottole dell’attentatore. Anglade li vede passare, s’indigna, poi si alza e corre verso la maniglia dell’allarme e, sempre secondo lui, sfonda il vetro che lo protegge, ferendosi, e lo tira. Dopodiché, sempre dalla sua ricostruzione, cerca di mettere al sicuro i suoi familiari battendo i pugni contro la porta chiusa oltre la quale si erano rinchiusi i dipendenti del treno. Non avendo ricevuto risposta e non potendo nascondere i familiari, ha spiegato Anglade, ha protetto con il suo corpo i figli, fino a quando due dei marines che nella carrozza a fianco, la 12, stavano menando e immobilizzando il marocchino, sono corsi nella 11 a chiedere se c’era una cassetta del pronto soccorso che Anglade gli avrebbe prontamente messo in mano aiutandoli su due piedi a medicarsi.

Secondo il sito web del settimanale conservatore Le Point, invece, Anglade avrebbe commesso una “pantalonnade”, ovvero: “l’attore finge di essere un eroe vendicatore, quando invece non ha visto nulla”. A tener testa all’interprete de La regina Margot e di Betty Blue, è stato prima il capotreno del Thalys 9364, Michel Bruet, che non è riuscito a spiegarsi il perché di tutto questo protagonismo dell’attore francese in una situazione che di eroici protagonisti ne ha avuti altri e che, ha precisato il capotreno, avrebbe visto correre verso la porta dietro la quale si sono chiuse semplicemente due hostess della ristorazione e non i controllori o lo stesso Bruet. E come se non bastasse a prendere di mira Anglade nell’articolo di Le Point viene pubblicato un tweet di uno dei più solerti controllori di Francia, tal @ControleurPM733 che mostra le foto della maniglia del freno d’emergenza e quella del martello per frangere i vetri: due oggetti diversi, la prima senza vetro di protezione, la seconda con uno spesso vetro di protezione. @ControleurPM733 scrive “la versione di Anglade sul segnale d’allarme suona strana”.

Ed è forse qui che entra in scena la vera star del post subbuglio terroristico. Il vero attore protagonista di questa polemica in salsa eroica è proprio il @ControleurPM733: occhialetti, sguardo vispo e cappello d’ordinanza in testa, risponde con garbo e precisione a chiunque lo interpelli su quello che è accaduto sabato scorso, ma soprattutto sul suo lavoro. E’ qui che la ripetitività del quotidiano dell’umile travet si fa dimensione epica. Basta fare una carrellata sui tweet di @ControleurPM733 e si nota come l’uomo spieghi per filo e per segno a chi legge sul social, e in tempo reale, cosa accada sulle vetture di cui è capotreno o semplice controllore. Ritardi, cause tecniche di rallentamento, promozioni dell’azienda, moduli per fare reclami, incoraggiamenti, scuse ai passeggieri che hanno dovuto subire attese esagerate in vettura: tutto in 140 caratteri con puntualità e un sorriso sulle labbra. Quello che sembra comunque essere mancato ad Anglade e che dovrebbero avere i passeggeri dei treni con in carrozza @ControleurPM733 a cui si potrebbe persino perdonare l’emissione di qualche multa. Sempre che ne faccia, magari su Twitter.