Pecore torturate, evirate e sgozzate per produrre lana. La stilista Stella McCartney e la casa di abbigliamento Patagonia tagliano la loro fornitura alla fattoria argentina Ovis 21. Il drastico annuncio è stato dato su Twitter dalla fashion designer inglese figlia dell’ex Beatles, Paul, dopo aver visionato un video della Peta.

“Dopo le nostre investigazioni e l’angosciante filmato dei nostri amici della Peta abbiamo bloccato il rifornimento di lana dall’azienda Ovis 21”, ha scritto la 44enne stilista inglese che dal 2001 ha fondato la linea omonima di moda oggi presente negli store di oltre 50 paesi (anche a Roma e Milano). Abiti, borse e lingerie che lentamente si stanno convertendo al cruelty free e alla totale sostenibilità ambientale, e hanno già escluso per la figlia di Paul, vegetariana come il padre, l’uso di pelle animale o pelliccia.

La McCartney ha poi precisato su Instagram a corredo di una bella foto con pecore che pascolano nelle lande del Sud dell’Argentina: “Sono molto triste nel comunicare che abbiamo dovuto cessare di  rifornirci di lana sostenibile da Ovis 21, uno dei nostri fornitori in Patagonia. L’iniziativa era straordinaria, ed era nata per aiutare a proteggere un milione di acri di pascoli in via di estinzione in Patagonia, oltre alla cura e al benessere degli animali allevati. Purtroppo abbiamo scoperto che uno dei 26 allevamenti che abbiamo usato fino ad ora come fonte sostenibile maltratta le sue pecore. Si tratta di uno solo, ma è uno di troppo”.

“Come  fashion designer che ha costruito un marchio in cui non si utilizzano pellicce e pelli di animali nelle sue creazioni, non posso tollerarlo – ha continuato – Sono sconvolta da questa notizia, ma più determinata che mai a lottare per i diritti degli animali nel mondo della moda, e quindi monitorare ancora più da vicino tutti i fornitori coinvolti in questo settore per aiutare tutti questi esseri innocenti. Siamo infatti alla ricerca di una lana vegan, e allo stesso modo siamo già in grado di sviluppare e integrare alternative di qualità alla pelle e alle pellicce da diversi anni”.

Anche il marchio Patagonia ha seguito la decisione di Stella McCartney. “La partnership di Patagonia con Ovis 21 è stata negli ultimi anni una fonte di orgoglio grazie al loro programma per rigenerare l’ecosistema delle praterie argentine, ma questo lavoro deve mantenere ugualmente un trattamento degno e umano degli animali che vivono in quelle aree”, si legge in un comunicato aziendale. “Dopo aver visto il video della Peta abbiamo preso la decisione che non compreremo più lana da loro. Si tratta di una decisione difficile, ma è la cosa giusta da fare”.

La motivazione etica nel mondo della moda sta diventando sempre più presente in molte aziende, sia nell’high fashion che nella grande distribuzione. Grandi nomi come Ralph Lauren e Calvin Klein, catene come Zara e H&M stanno proponendo sempre più capi fur-free, mentre c’è perfino chi come Hugo Boss dalla collezione invernale 2016 non userà più pelli e pellicce animali puntando tutta nella sua prestigiosa linea invernale sull’eco-pelle. Campagne come quella “Save the Duck” – piumini che non utilizzano più le piume d’oca – o singole imprese di abiti in eco-pelle stanno vivendo un piccolo ma crescente boom (vedi www.stiletico.com). Secondo un’indagine ISPO a fine gennaio 2015 l’81,1% degli intervistati essi è favorevole all’acquisto di capi di abbigliamento privi di materiali di origine animale. Italiani e francesi, secondo il sondaggio, paiono essere i più sensibili all’argomento etico.