C’era una volta una bambina adorata da suo padre. La amava talmente tanto da esaudire ogni suo desiderio, come crearle dal nulla un vero e proprio unicorno facendo attaccare un corno di mucca alla fronte di un cavallo, o riempirle una stanza intera di milioni di dollari. Fin quando non morì. Quel papà si chiamava Pablo Escobar e quella bambina era sua figlia Manuela. Dopo oltre vent’anni passati vivendo in esilio e con un altro nome, hanno iniziato a circolare in questi giorni su internet (sui siti semana.com e las2orillas.com) le prime immagini che la ritraggono con la madre e il fratello, mostrando il volto di questa giovane donna, ora 31enne, di cui non si avevano più foto. Una storia che il giornalista colombiano José Alejandro Castaño ha cercato di ricostuire nel suo libro appena pubblicato “Cierra los ojos princesa” (Chiudi gli occhi principessa).

Dopo aver trascorso 20 giorni con la vedova e i figli di Escobar nella loro casa di Buenos Aires per un reportage, 14 anni dopo la sua morte, Castaño Hoyos rimase tanto colpito e affascinato dall’alone di tristezza e malinconia che circondava Manuela, che decise scriverci un libro. Un lavoro che lo ha impegnato per 5 anni, in cui ha intervistato moltissime persone che conoscevano il boss e la sua famiglia. Ecco così che è possibile conoscere dettagli sui primi nove anni di vita della figlia del boss del cartello di Medellìn, su cui circolano le storie più incredibili. Se lei voleva una giraffa o le piaceva un personaggio della televisione, il padre glieli faceva portare a casa. Non solo. Escobar costrinse ad abortire una donna che aveva messo incinta, perché aveva giurato alla figlia che lei sarebbe stata l’ultima discendente.

Le aveva fatto credere che il topolino dei denti era milionario e per questo le lasciava valigie con batuffoli di dollari in cambio di un dente da latte. Il fratello di Manuela in un’intervista ha raccontato che tanto suo padre amava la sorella, che una volta, quando si trovavano nascosti in una casa sulle montagne vicino Medellìn circondata dalla polizia, bruciò due milioni di dollari per evitare che lei sentisse freddo, perché altro non avevano in casa. Così come si racconta che la sanguinosa guerra tra i cartelli della droga si deve in parte alla bomba messa nel 1988 nel palazzo dove viveva Escobar, che lasciò quasi sorda Manuela. Episodio per il quale giurò vendetta e di uccidere tutti i colpevoli.

Con lei era molto affettuoso e giocoso. Un uomo ben lontano da quello che il resto del mondo conosceva. Dopo la morte di suo padre, Manuela con la madre e il fratello si trasferirono in Argentina cambiando nome, lei come Juana Manuela Marroquín Santos e suo fratello Juan Pablo come Sebastián. Grazie all’anonimato vissero alcuni anni tranquilli, riuscendo a entrare anche in una buona scuola di Buenos Aires, vivendo come tutti gli altri ragazzi e amici. Fin quando nel 1999, l’assessore alla cultura di Buenos Aires non volle che Manuela, dotata di grande talento per cantare, partecipasse al suo coro, rivelando che i fratelli Marroquin erano in realtà i figli di Pablo Escobar.

Di colpo tutta la vita costruita fino a quel momento cambiò e la madre e il fratello di Manuela furono arrestati e incarcerati per 15 mesi. Dopo questo episodio la ragazza non ha più voluto uscire per strada né tornare a scuola, facendo venire i professori a casa per lezioni private. Per Manuela scoprire di chi era figlia si rivelò un grave colpo. Per lei il padre era l’uomo più buono del mondo, quasi un supereroe. Adorava talmente il padre che dopo la sua morte dormiva con la camicia che indossava il giorno della morte e conservava un pezzo della sua barba sotto il cuscino. Scoprire ciò che aveva fatto le provocò una profonda depressione, tanto da tentare il suicidio. Mentre suo fratello oggi è un personaggio pubblico, e non ha avuto problemi a scrivere un libro sulla sua vita, Manuela, oggi Juana Marroquin, ha cercato di vivere il più possibile lontana dai riflettori.

E se lei e la sua famiglia hanno dovuto convivere in questi anni con l’ingombrante eredità della figura di Escobar, in Colombia il suo mito continua a resistere. Tanto che da poco il sito di turismo despegar.com ha iniziato a offrire il ‘Pablo Escobar Tour‘, cioé un giro per la città di Medellìn in cui si fanno conoscere, soprattutto agli stranieri, i luoghi più emblematici della vita del ‘Capo dei capi’, con tanto di tappa a casa del fratello, che racconta com’era nell’intimità.