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Stiamo correndo un grosso rischio. Incapaci di guardare la luna ci attardiamo a fissare il dito. La palla è andata fuori campo, necessita recuperarla e riportarla al centro. Il bisogno di qualcuno di addossare alla Chiesa gran parte della responsabilità di quanto accaduto a Roma per il funerale del boss Casamonica, rischia di trasformarsi in un regalo per i veri colpevoli. Tra i commentatori non poteva mancare Roberto Saviano: “La chiesa di Papa Francesco ha scomunicato i mafiosi… Ora la chiesa di Francesco deve fare un nuovo passo: commissariare la chiesa di San Giovanni Bosco“.

Resto basito. Un cantore del garantismo si fa giudice implacabile di un parroco e lo condanna all’isolamento. Così, senza processo e senza dargli la possibilità di difendersi. Incredibile. Davvero. In questi giorni stiamo un po’ tutti andando fuori strada. Perché mai la parrocchia dedicata a don Bosco dovrebbe essere punita? Di quale colpa si è macchiato il parroco? Con chi ha fatto affari? Quale negligenza pastorale è da ascrivere alla sua condotta? La storia dei Casamonica è risaputa e non da adesso. Ma quando diciamo “Casamonica” a chi ci riferiamo? A tutti coloro che portano questo nome o anche ai parenti acquisiti? E dei complici con altri nomi? E allora, la scomunica del Papa, che tanto piace a Saviano e a tutti gli uomini di buona volontà, a cominciare dai vescovi, preti, monaci e seminaristi a chi deve essere applicata? Il Papa ha dato indicazioni fondamentali, ma naturalmente generiche. È sul parroco che svolge la sua missione in quartieri ad alta densità mafiosa che pesa la responsabilità di prendere decisioni che potrebbero anche costargli la vita.

Ma quali documenti possiede un parroco per affermare che “tizio” è da essere considerato, senza la minima possibilità di sbagliare, un mafioso impenitente? Vittorio Casamonica era per la legge italiana un uomo libero. Per quanto mi riguarda non sono rimasto per niente scandalizzato dalla “pacchianata” dei cavalli e dei petali di rose. Ciò che veramente mi ferisce il cuore e mi toglie la pace è che la presenza della mafia a Roma è stata negata fino all’altro ieri. Da chi? Perché? Ciò che veramente mi indigna e mi spaventa è che da quell’elicottero sarebbero potute piovere bombe su Roma senza che nessuno se ne accorgesse. A quanto pare, tutti sapevano chi sono i “Casamonica” già prima della morte del boss Vittorio. La domanda che occorre porsi è: “Chi è che deve essere considerato un mafioso al quale negare l’ingresso in chiesa?”.

Stiamo giocando con il fuoco, ma non è il fuoco che mi fa paura. Il parroco non può sbagliare. Quando diciamo “clan” a chi ci stiamo riferendo? A tutti coloro che hanno avuto la disgrazia di portare quel nome? Anche gli innocenti? Chi deve fornire ai parroci la “lista nera” perché possano prendere decisioni senza sbagliare? Il martirio io l’ho messo in conto fin dal primo giorno della mia ordinazione. Il martirio però va abbracciato non provocato. Non è offerta gradita a Dio la morte violenta avvenuta per mancanza di prudenza o, peggio, di carità. Unicuique suum. Non lasciamoci ingannare. Non dimentichiamo che mafia, camorra e ‘ndrangheta sarebbero state sconfitte da decenni se non avessero avuto la complicità di tanti colletti bianchi insozzati e politici corrotti o collusi, che hanno tradito il Paese, la parola data e i cittadini.

Con quella gente che bisogna fare? Scomunicarli tutti? Se sì, deve accadere prima o dopo il processo, visto che per la nostra legge tutti sono da considerare innocenti fino a condanna certa? Non mi va e nemmeno sarei capace di fare polemica. Umilmente e sommessamente però vorrei suggerire di riprendere a guardare la luna e distogliere l’attenzione dal dito. Magari basterebbe rimuovere un parroco per risolvere il maledetto intreccio tra mafia, politica e istituzioni. Se fosse così – parola mia – mi offro volontario per la liberazione del mio Paese.