Ha un passato nell’Msi e in Alleanza nazionale e un presente da “destrorso” che non rinnega. Eppure, da qualche giorno, ha aperto le porte a 17 migranti, arrivati in parte dall’Africa occidentale e dalla Somalia, in parte dal Bangladesh. Lui si chiama Roberto Gabellini, ed è un pensionato di Rimini. “Ho affittato una casa – racconta – a un’associazione che ospita profughi, l’Ardea, perché conosco la sua serietà e trasparenza. Certo, c’è anche un interesse personale: con l’affitto di 2000 euro al mese riesco a pagare il mutuo. Ma l’ho fatto sapendo comunque di aiutare ragazzi che arrivano da zone di guerra o alluvionate”.

La casa è una villetta di trecento metri quadrati, con tre bagni e una vista stupenda sulle colline di Rimini. Qui i migranti, tutti richiedenti asilo, studiano l’italiano e passano le loro giornate tra giardinaggio, attività sportive e cucina. “Non speculo e non mi sento un usuraio. Sono orgoglioso di dare una mano: se ci sono delle persone che hanno bisogno e dei progetti seri per accoglierle, bisogna aiutare. E questo ragionamento non è né di destra, né di sinistra”. L’ex militante di An ha dovuto far fronte a una pioggia di accuse, talvolta vere e proprie minacce, arrivate anche da esponenti della sua area politica e dell’estrema destra. “I più critici sono stati proprio gli amici e non i nemici. Perché la sinistra è rimasta in silenzio, mentre la destra ha reagito con ignoranza”