Finestre fotovoltaiche non tossiche e super efficienti: è questa la rivoluzione messa a punto dall’Università Milano-Bicocca in collaborazione con il National Laboratory di Los Alamos, in Nuovo Messico, Stati Uniti.

I nuovi pannelli in plexiglass catturano la luce solare grazie ad alcuni punti quantici, ovvero dei minuscoli semiconduttori in grado di trasferire l’energia solare ai bordi delle finestre, che la trasformano in elettricità pronta ad alimentare computer e luci di un appartamento. Un’alternativa non tossica ai normali conduttori a base di metalli pesanti, come cadmio e piombo. Certo, esistono già delle molecole organiche fluorescenti non nocive, come quelle usate nelle barriere antisuono fotovoltaiche che da un paio di mesi l’Olanda testa lungo l’autostrada A2. Ma la tecnologia messa a punto dal team italo-americano fa un passo in avanti.

Come spiega a ilfattoquotidiano.it Sergio Brovelli, coordinatore del progetto insieme a Francesco Meinardi e Victor I. Klimov. “Le molecole organiche fluorescenti – dice il professore – hanno gravi limiti in termini di efficienza, perché riassorbono la loro stessa luminescenza e inoltre assorbono solo parte dello spettro solare. I quantum dot invece assorbono la luce da tutto lo spettro solare e al tempo stesso non riassorbono la loro stessa luminescenza. Insomma, sono più efficienti. Sostituendo le vetrate tradizionali di un grattacielo come lo Shard di Londra con i concentratori che abbiamo brevettato, si genererebbe l’energia necessaria alla totale auto-sostenibilità di circa 300 appartamenti”.

Mentre Google lancia il programma Sunroof, che consente di vedere se il tetto è ben esposto per installare i pannelli fotovoltaici, il team Milano-Bicocca-Los Alamos va oltre: le finestre ai punti quantici, simili per colore a lenti grigio-brune, funzionano con ogni esposizione, perché catturano anche la luce diffusa. La tecnologia, messa a punto con l’azienda UbiQD, grazie a finanziamenti di Fondazione Cariplo e Unione Europea, potrebbe interessare così l’industria nazionale.

“In Italia grandi aziende come Eni hanno programmi espressamente dedicati ai Luminescent Solar Concentrators. Altre aziende – conclude Brovelli – sono quelle attive nella produzione di materiali plastici altamente performanti, come Solvay. Noi stessi abbiamo progetti industriali per lo sviluppo e lo sfruttamento dei nostri brevetti in materia e non è da escludere che fonderemo una startup per questo”.