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“Hai conquistato Roma, conquisterai il Paradiso”. Il grande striscione apposto sulla facciata della parrocchia Don Bosco per lo sfarzoso funerale di Vittorio Casamonica, definito capomafia e re incontrastato di spaccio, usura, prostituzione ed estorsioni, non è bastato ad allarmare il parroco perché, egli ha chiarito, quel sant’uomo era un cattolico praticante.

Se le cose stanno come prometteva quella scritta, gli abitanti del Paradiso dovranno rassegnarsi dunque a salutare il vecchio clima gioviale da miscela Lavazza, traendo però prevedibilmente in cambio facili finanziamenti e rubinetti d’oro.

La chiesa si trova nel quartiere romano di Cinecittà, non lontano dagli studi in cui sono state create scenografie non meno grandiose per il set, e un omaggio anche al cinema, oltre che al boss scomparso, ha reso la banda alla fine (quella musicale, intendo), che per colonna sonora ha intonato una dinoccolata esecuzione de Il Padrino.

L’opinione pubblica, non si sa se più scandalizzata per l’affronto mafioso o per il kitsch, attende ora che cada qualche pubblica testa, ma potrebbe risultare sviante la ricerca di capri espiatori per le esequie pacchiane di Roma: si è trattato dopo tutto di un funerale, non di una sventagliata di mitra. L’ostentazione rumorosa e il cattivo gusto non costituiscono reato e del resto, se lo fossero, bisognerebbe consigliare a qualche esoso organizzatore dell’Expo qualche buon avvocato. Non a caso l’unica sanzione è stata finora inflitta al pilota dell’elicottero che ha lanciato i petali di rosa, non certo per partecipazione esterna ad associazione mafiosa ma per avere infranto le regole del traffico aereo.

Vero è che il funerale non è stato un fenomeno folkloristico, ma una manifestazione di potenza e di controllo del territorio. Nulla di illecito si muove nella Capitale senza il consenso di una rete di 64 famiglie, tra loro collegate, come riporta il Sole 24 ore, che ne esercitano il controllo praticando usura, estorsione, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e traffico di stupefacenti.

Il Sole 24 Ore ha calcolato, in base a dati della Guardia di Finanza e della Direzione Investigativa Antimafia, che solo a Roma ammonta a circa 720 milioni l’entità di beni mobili e immobili sequestrata o confiscata dall’inizio dell’anno.

Non solo questo, c’è per esempio lo schiavismo dei bambini nelle metropolitane. Piuttosto che colpire il funzionario responsabile dei funerali, sarebbe meglio individuare quelli che poco o nulla fanno per impedire ai minori di compiere furti e impietosire la gente nelle metropolitane: non ci vorrebbe molto in aree pubbliche come quelle, dotate di telecamere a bordo dei treni e nelle stazioni. Diciamo che è uno scandalo, e nessuno dice nulla.

Così come nessuno, nel coro che grida allo scandalo, si è indignato al pensiero che spaccio, usura, prostituzione ed estorsioni (insieme alla mafiosa costruzione dei porti, accoglienza degli extracomunitari, lavoro nelle campagne, eccetera) contribuiscono ufficialmente a formare il Pil nazionale.

La rimozione di un funzionario o di un parroco placherebbe forse molte coscienze pelose, ma lascerebbe intatto il problema – a Roma, a Genova, quasi dappertutto purtroppo – della malavita diffusa, dotata di forti codici di appartenenza ed utile a reperire consenso anche politico attraverso l’esercizio del controllo sociale.

E allora il saluto a Casamonica andava dato come si deve, magari con la partecipazione alle esequie di qualche sottosegretario, per ringraziare il boss del grande lavoro che la mafia svolge in così tante benemerite attività.