Bandiera Ue

Ci sono due Europe. Una, quella del grande sogno di Spinelli, Colorni e Rossi (di cui ormai ci parlano con grande nostalgia, soltanto i Radicali), quella della grande politica di Adenauer, Schumann e De Gasperi, quella del lavoro incompiuto di Delors e Prodi, che non è mai nata. L’altra, quella che esiste, è un ufficio patenti. Rilascia certificati a fronte delle missioni compiute. E le missioni compiute sono ciò che è richiesto sul momento in base a un regolamento, non per il bene comune. Se per un incrocio di circostanze, l’applicazione delle regole risulta crudele per un popolo e impossibile per un Paese membro, non importa a nessuno.

Se un Paese membro, come la Grecia, usa l’espediente di tornare continuamente alle urne per provare che ha ancora sovranità, nonostante le prove impossibili di ubbidienza alle regole, è una questione di politica interna. Se i cittadini soffrono oltre il possibile, è una questione che non fa parte delle finalità di quello stare insieme che abbiamo chiamato Unione europea e che avrebbe dovuto cambiare la storia.

A questa seconda Europa, la sola a cui disponiamo (il sogno è come un ornamento di famiglia lasciato nella sala delle riunioni) dobbiamo un riconoscimento. Ci fa sapere che tutti i governi europei sono di una modestia impressionante e si muovono tutti in un vuoto di idee, di legami e di percezione della storia che è reso meno pericoloso solo dal fatto che questa seconda, modestissima Europa esiste, è incapace di generare il meglio. Ma tiene a freno gli impulsi peggiori del brulicante populismo (da Le Pen a Salvini al nazista Orbán) che stanno scavando dovunque gallerie e passaggi di ritorno al peggiore passato, e alla diffusione di quei sentimenti disumani travestiti da patriottismo a cui si devono milioni di morti nel nostro recente passato. Per ora resta un minimo di distanza tra Le Pen, Salvini e il potere. Ma, dei tre profeti del peggiore passato, uno (Orbán) è già al potere, una (Le Pen) è molto vicina, in una Francia che schiera talenti come Hollande e Sarkozy. E Salvini, insieme ai suoi Zaia e ai suoi Maroni, continua a essere trattato con garbo sia dai media locali che dagli altri partiti (per fortuna non dalla onesta Chiesa di Bergoglio) perché c’è sempre chi si muove a basso livello morale e pensa ancora che la Lega, nonostante il fiato cattivo, potrebbe essere, in certe circostanze, la carta chiave per una coalizione vincente.

Ma dentro l’Europa tutto è doppio. Non hai finito di sentire una dichiarazione sulla civiltà in pericolo e una emozionata presa di posizione sull’assassinio del grande archeologo di Palmira, che già tutti hanno voltato le spalle, tornando a non si sa quali urgenze, mentre la Libia rimane smembrata e senza governo, e una nuova ondata di fuga disperata si abbatte, oltre che sull’Italia, sulla Grecia, su isole che non hanno neppure una autorità governativa per registrare i nuovi venuti, mentre i cacciabombardieri siriani provvedono a distruggere persone e cose alla periferia della propria capitale. Sulla migrazione la doppiezza dell’Ue è completa e profonda. La vede, la soccorre (ma sempre in modo inadeguato) la condanna, la rifiuta o “perché sono troppi” o perché “dobbiamo aiutarli a casa loro” per esempio a Sirte o a Palmira, o perché ci vogliono mura ed eserciti a protezione della civiltà europea. Non sto ripetendomi su Salvini e Zaia, e neppure sul problema, già abbastanza grave, dei Paesi europei che ci lodano perché non affoghiamo i rifugiati, ma non ne vogliono in casa neppure uno, smentendo il minimo di solidarietà umana che ha caratterizzato persino la Seconda guerra mondiale.

Sto citando le due diverse, contemporanee e parallele posizioni italiane sul che fare nel Mediterraneo. Il governo chiede aiuto per soccorrere ma prepara una grande flotta: salvare e affondare. Qualcuno ha capito perché stiamo mandando navi da guerra davanti alle coste libiche, e continuiamo a comunicare, con ragionevole orgoglio, il numero dei salvati, ma anche delle unità militari e dei comandanti dell’operazione, che si tengono pronti, dopo che il ministro della Difesa aveva annunciato, e mai smentito, una grande operazione militare nell’ex Mare Nostrum? La questione della doppia Europa continua anche nella politica estera, certo in quella italiana. L’Europa e Renzi sono filorussi e filo-americani, contro le sanzioni alla Russia, a cui ci lega una imbarazzante amicizia, pro e contro l’Iran (prima che gli Usa, da soli, districassero il filo della complicata vicenda). Si tiene, e si è sempre tenuta alla larga dalla questione Ucraina benché tutto odori di guerra. Cammina in punta di piedi intorno a Israele, per non decidere sulle ripetute proposte inglesi di sabotaggio accademico contro Gerusalemme, sul terrorismo di Hamas e Hezbollah, sul diritto di Israele di vivere e della Palestina di nascere. Due Europe sono molto meno di una. Sono la causa del dramma in cui stiamo vivendo.

Dal Fatto Quotidiano del 23 agosto 2015