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Se è vero che in politica vigono le stesse regole della comicità, sicché il successo è tutta una questione di “tempi”, la nostra commiserazione vada ad Alexis Tsipras; per le sue dimissioni fuori tempo massimo. Quando appariva evidente che il momento giusto e dignitoso dell’uscita di scena (creando – così –le condizioni per un eventuale ritorno giusto e dignitoso) era quello in cui il leader greco aveva gettato la propria giacca in faccia ai massacratori, al grido di “volete anche questa?”.

Cedimento totale, spiegabile con lo smarrimento da presa d’atto che l’establishment tedesco perseguiva la mattanza dimostrativa del popolo greco; per puri calcoli interni, a fronte della sottomissione servile degli altri europei. Appunto, quello era il momento drammatico e politicamente significativo. Poi da parte greca fu solo un arrampicarsi sugli specchi per giustificare l’inconfessabile horror vacui (personificato dalle file di pensionati davanti a bancomat inerti) che li aveva piegati. Come ascoltammo a Firenze dalla viva voce di Argiris Panagopoulos, attivista Syriza, al Politicamp civatiano del 19 luglio: “noi questa guerra andremo a vincerla!”, “I greci non hanno fatto concessioni!“. Boom! Quando ormai era palese che nello scontro tra (spiantati) velleitari pasticcioni e ottusi tracotanti (ma con i cordoni della borsa ben saldi in mano), erano i secondi ad aver stravinto su tutta la linea.

Ma la questione ormai va oltre il destino del politico Tsipras; oltrepassa quello di un piccolo popolo a noi affine, che non riceverà nessun aiuto per uscire dalla crisi da nuovi prestiti destinati a essere interamente rimangiati dal ripianamento dei precedenti. Visto che i veri beneficiari di tali concessioni sono gli stessi concessionari. Come si leggeva giorni fa in questo sito: “Se i conti pubblici tedeschi sono più floridi che mai è soprattutto per merito della crisi greca. Che ha avvantaggiato Berlino più di qualsiasi altro Stato europeo. Ad affermarlo è una ricerca pubblicata dall’istituto tedesco Halle Institute for economic research (Iwh), che calcola in ben 100 miliardi di euro i risparmi ottenuti da Berlino tra 2005 e 2010 grazie al calo dei tassi di interesse dovuto alla crisi del debito. Durante periodi di instabilità economica, infatti, ‘gli investitori preferiscono investimenti sicuri’, spiega l’Istituto. Per questo hanno acquistato in massa titoli di Stato tedeschi, determinando un calo dei rendimenti: ‘ogni volta che ci sono state cattive notizie sulla Grecia, i rendimenti sui titoli tedeschi scendevano’”.

Ora la questione vera è il buco nero – politico, fattosi economico e sociale – creato dall’insipienza della classe dirigente germanica. La voragine che si è spalancata sotto i piedi della stessa costruzione europea grazie all’indicibile mediocrità di chi persegue il consenso a brevissimo del proprio elettorato interno; inconsapevole degli effetti devastanti per l’intera Unione (e di rimbalzo per la Magna Germania) prodotti dalla miopia micragnosa, che vira presunti statisti in gestori da banco dei pegni. La supponente inadeguatezza di questi politicanti che neppure sospettano la vera ragione che rese il processo federativo europeo l’unica scialuppa di salvataggio per un continente frammentato: costruire lo spazio di governo a misura di sfide che fuoriescono dalla dimensione statuale, Magna Germania compresa.

Tsipras aveva preteso di sfidare l’insipienza con il pressappochismo. Vanamente. Ma ora l’insipienza è fuoriuscita dagli argini ipocriti in cui sino alla crisi greca era stata contenuta, fingendo che l’Europa della reciprocità e della benevolenza non fosse già stata soppiantata dalla normalizzazione finanziaria al servizio dell’egoismo e della disuguaglianza. Mentre gli effetti della mutazione genetica si stanno già facendo sentire sotto forma di azzeramento dello sviluppo. In Germania come in Italia, dove le percentuali decimali sono registrate dalle statistiche col segno più, e che Renzi vorrebbe gabellare per inversione di tendenza (Job Act), sono solo l’effetto congiunturale dei riallineamenti monetari e dell’abbattimento di prezzo nelle materie prime.

Spezzate le reni alla Grecia, ora è l’Europa germanizzata a finire in ginocchio. Compianto per il Vecchio Continente, prima che per il Tsipras maldestro.