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Se non fosse in galera – dove speriamo rimanga a lungo, diversamente dai radicalcamerati Francesca Mambro e Giusva Fioravanti* – Massimo Carminati avrebbe impedito questa pacchiana e controproducente (per i Casamonica e non solo) “esposizione”: gli uomini d’affari seri non vogliono riflettori. Molto più preoccupante, a ben vedere, il silenzio delle mafie padane. E il silenzio sul processo in corso a Palermo; silenzio assordante che prosegue nonostante la discesa di Napolitano dal Colle. In teoria il funerale del boss Casamonica è l’ennesimo buon motivo per chiedere (pretendere, se fossimo un Paese serio) le dimissioni di Alfano, che ovviamente anche stavolta non saranno concesse. Più probabile, si fa per dire, che la Chiesa pretenda le dimissioni dell’ennesimo parroco amico degli amici.

In ogni caso l’ex ministro Maroni farebbe meglio a tacere. Come ha più volte scritto e detto, in tempi non sospetti, il professor Enzo Ciconte, per la Lega la lotta alle mafie non è mai stata una priorità, anzi. In attesa del processo per i diamanti della Tanzania – perché non tutto ciò che viene dall’Africa è da respingere; e nemmeno dalla Francia, vero Salvini? – forse non tutti gli elettori della Lega hanno dimenticato l’ex tesoriere leghista, di origini calabresi, Belsito.

*A proposito di scandali: si discute tanto sulla decisione di togliere il bimbo alla “coppia dell’acido”, ma nessuno si scandalizzò quando una coppia di stragisti pluriergastolani (sulla carta) concepì una figlia in carcere. Oltre ai mafiosi e agli amici degli amici, tonache comprese, non sarebbe il caso di inquisire anche certi giudici di sorveglianza? Con buona pace dei finti garantisti all’italiana, amanti di indulti, amnistie e grazie presidenziali. Come quella di cui beneficiò un certo Buzzi. Tra questi come non ricordare l’ex terrorista rosso Sergio D’Elia, già membro di Prima Linea e mandante dell’omicidio del poliziotto Fausto Dionisi, militante ed ex deputato del Partito Radicale, fondatore dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, amico e difensore instancabile di tanti terroristi neri come Mambro, Fioravanti (appunto) e Signorelli.

Per avere giustizia, forse, è troppo tardi. Per vergognarsi no.