Piazza Montecitorio. Manifestazione contro la riforma della scuola

Facciamo una simulazione. Da domani la signora Alessandra Rucci, preside all’istituto superiore Savoia-Benincasa di Ancona, è trasferita a Licata, provincia di Agrigento. Se vuole lavorare il posto è lì, a 1.169 chilometri da casa, dodici ore e quattro minuti (uno più, uno meno) di auto o più semplicemente raggiungibile con un comodo volo aereo Ancona-Catania (215 euro) e altre due ore e sette minuti di auto per arrivare alla scuola tanto amata. Oppure un conveniente treno regionale Catania-Licata che permetterà alla signora Rucci di arrivare in classe dopo un viaggio di tre ore e cinquantotto minuti.

Son certo che la preside Rucci che all’Huffington post ha detto che i professori precari che si dovranno trasferire “stanno compiendo un grosso sacrificio” che sarà sostenuto specialmente dai docenti “che amano questo lavoro e sentono una forte motivazione”, dopo un viaggio e una spesa di circa 300 euro per raggiungere la sede del suo nuovo istituto, entrerà a scuola stanca, provata ma felicissima di essere lontana dalla sua famiglia e di aver fatto un entusiasmante e avventuroso viaggio per raggiungere la sede prescelta per lei dal sistema del Ministero.

Dall’altro canto la signora Rucci ha chiarito che “chi ama questo lavoro affronterà meglio il sacrificio di allontanarsi da casa”. A Licata, senza marito e figli (se ne ha) potrà essere libera di dedicarsi totalmente ai suoi alunni e docenti. Finalmente potrà realizzare il sogno di una vita: soffrire per amore di un lavoro.

Immagino dall’altro canto che la signora Rucci, quando si è laureata come tutti i precari che sono pronti a partire verso destinazioni misteriose, sognava di finire a 1.169 chilometri da casa per poter meglio esprimere tutta la sua passione, la sua dedizione per la scuola pubblica.

E nessuno venga a dire che per fare l’insegnante non si è pronti a lasciare casa, famiglia, amici, impegni in parrocchia o nell’Arci. Anzi, fossi uno di questi professori che hanno l’opportunità di partire, di fare un’esperienza al Nord, sarei onesto e rinuncerei a una parte di quei 1.200 euro di stipendio, per donarli alle casse della scuola che da anni ormai soffrono dei tagli. Lo farei con e per amore. Quando mai capiterà a queste persone di avere un’occasione straordinaria come questa?

Il vero maestro lo deve fare per vocazione, proprio come un missionario. Dev’essere pronto a tutto chi vuol fare questa professione. Anzi d’ora in poi introdurrei un sorta di test obbligatorio: un anno o due a 1000 chilometri da casa, lontano da tutti e da tutto, per misurare quanta passione vera ha un docente per la missione cui è stato chiamato. E poi, perché non pensiamo al voto di obbedienza e povertà.

Forza, signora Rucci, a Licata l’aspettano!