Quando, nel 2012, Google annunciò di essere pronto a testare la sua Google Car, l’auto che guida da sola, sulle strade americane, la notizia non mancò di suscitare meraviglia, nonché una buona dose di perplessità. Tre anni dopo, i passi avanti compiuti dalla creatura di Big G non fanno ormai (quasi) più notizia: se ne parla solo nei (rari) casi in cui resta coinvolta in incidenti, durante questo periodo di sperimentazione per le strade degli Stati Uniti. E sì che sino a qualche anno fa l’idea di una macchina che se ne va in giro da sola, accelerando e frenando secondo decisioni prese in autonomia e orientandosi grazie a Gps, collegamento Internet e Google Maps sembrava fantascienza. E invece. Invece quel che sembrava relegato soltanto a romanzi e blockbuster hollywoodiani sta pian piano diventando realtà: nel campo delle auto a guida autonoma, oltre a Google sono impegnati molti costruttori tradizionali (come Audi e Mercedes, che da tempo testano prototipi del genere), ma sono moltissimi gli esempi di macchine “da film” che ormai ci sembrano normali. O che presto lo saranno: ecco qualche esempio.

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Auto corazzate o “armate”. La prima, almeno nell’immaginario collettivo, fu la bellissima Aston Martin Db5 guidata da James Bond in “Missione Goldfinger”: era il 1964 e l’elegante coupé inglese era in grado non solo di resistere a raffiche di mitra ed esplosioni, ma sapeva anche difendersi, sparando a sua volta oppure ostacolando gli inseguitori con getti d’olio e chiodi. Se quest’ultimo aspetto, quello delle vetture “armate” è ancora di là da venire (fortunatamente), le macchine blindate non sono certo una novità. Da tempo, anche tantissimi produttori (su tutti quelli tedeschi) hanno a listino modifiche che permettono di proteggere i loro modelli secondo le specifiche europee, che prevedono livelli di blindatura di resistenza crescente, da B1 a B7, con le macchine così equipaggiate che possono avere finestrini spessi sino a 7 centimetri e pesare anche il doppio di una versione normale.

Superveloci con la nitro. Fast & Furious” (uno qualunque dei 7 film di cui è per ora composta questa interminabile serie) insegna: non c’è modo migliore per ottenere potenza e velocità extra da un’auto che una bella iniezione di protossido di azoto, noto come Nos agli appassionati di tuning. L’utilizzo e l’effetto sono più o meno simili a quelli che si vedono nei film: questo gas non infiammabile viene conservato in bombolette collegate direttamente al carburatore e azionate da un interruttore, che fa arrivare il Nos al motore e gli permette di bruciare più benzina, in qualche modo “potenziandolo”. Ci sono alcune controindicazioni, però: sul lungo periodo, gli effetti di questa specie di “sovralimentazione” possono essere dannosi per il propulsore, e soprattutto l’uso del Nos sulle auto stradali è illegale. Meglio lasciarlo ai film…

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Sempre connesse alla Rete. Ormai in macchina si fa davvero di tutto (oltre a guidare, ovvio): ci si rifà il trucco, si telefona, si mangia, si mandano messaggini, si prendono appunti, addirittura si guarda la televisione. E visto che in “Supercar”, già nel 1982, la Pontiac di David Hasselhoff era in grado (fra le tantissime altre cose) anche di accedere a database vari e trovare informazioni su chiunque, era ovvio che qualcuno pensasse che fosse venuto il momento anche di connettersi a Internet, tanto che da qualche anno sono sempre di più i modelli, anche di costruttori “popolari”, che offrono fra gli optional un modem portatile da installare a bordo e cui collegare smartphone e tablet, oltre che la macchina stessa. È bene ricordarsi che la connessione è al momento quella 3G (quella dei telefonini, insomma), dunque la velocità di navigazione non è certo quella della Adsl di casa e che di solito questi optional comprendono una sim con un piano dati della durata di un anno, che poi dovrà essere rinnovata e dunque pagato. E però, è bene ricordare anche che la connessione mobile alla Rete si sta velocizzando (con la diffusione del protocollo 4G) e che i benefici di un’auto sempre connessa sono molteplici, anche dal punto di vista della sicurezza e della possibilità per esempio di chiedere aiuto in caso di bisogno.

Quando la chiave non serve più. Oltre a poterlo raggiungere dovunque si trovi (ma delle auto che guidano da sole già abbiamo detto), la Batmobile di Batman si apre quando il Cavaliere Oscuro si avvicina e si chiude quando lui si allontana, proteggendosi da curiosi e malintenzionati. Senza che lui debba fare alcunché. Non è fantascienza, è tecnologia: da parecchi anni, tantissimi modelli sono dotati del cosiddetto sistema “keyless” (in italiano, senza chiave), che permette di sbloccare le serrature semplicemente toccando una maniglia o anche di mettere in moto la vettura agendo solo su un pulsante. Il funzionamento è tutto sommato semplice: nell’abitacolo c’è un transponder che riconosce quello che si trova nella “chiave” (che comunque il proprietario deve avere con sé) e sblocca l’auto di conseguenza. Sistema semplice, ma che comunque si evolverà. Anzi, si sta già evolvendo: alcuni costruttori, come Hyundai, sperimentano da tempo la possibilità di sfruttare la tecnologia Nfc per aprire l’auto con il proprio smartphone e anche per controllare i parametri fondamentali, come per esempio il livello del carburante. Oltre che per ritrovarla, se non si ricorda dove è stata parcheggiata. Un problema che probabilmente Batman non ha…

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Carburanti alternativi. Nella saga di “Ritorno al Futuro”, in mancanza del plutonio necessario per alimentare la DeLorean automobile del tempo, Doc e Marty se la cavano usando alcune originali “alternative”, come gusci di uova, bucce di banana e lattine: merito del motore della vettura, modificato per “digerire” praticamente qualsiasi cosa e trasformarla in carburante. Al giorno d’oggi, le alternative ai soliti benzina e gasolio (e metano e Gpl) sono parecchie: per esempio, l’elettricità è data praticamente per acquisita, sia che alimenti un’auto da sola sia, più comunemente, che lo faccia insieme con un motore tradizionale (è il caso delle ibride, di cui la Toyota Prius è stata portabandiera nell’ormai lontano 1997). Una decina d’anni fa, invece, si faceva un gran parlare dei cosiddetti “biocarburanti”, combustibili prodotti dalle biomasse emesse dalla coltivazione di grano, mais, canna da zucchero e così via: sono stati messi un po’ da parte per questione di spazio, visto che i terreni dedicati alla coltivazione per biocarburante devono per forza essere tolti all’agricoltura. O si mangia o si guida, insomma. Poi c’è l’idrogeno, che resta il più fantascientifico di tutti e sarà forse alla portata di tutti fra una ventina d’anni: alcune auto a idrogeno già ci sono (noi qualche mese fa abbiamo guidato la Toyota Mirai), è che non ci sono gli impianti dove fare rifornimento di questo prezioso gas.

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Su strada e in acqua, le anfibie. Torniamo di nuovo indietro a James Bond e incominciamo a guardare avanti (parecchio) nel futuro: in “La spia che mi amava” (1977), 007 se va in giro su una Lotus Esprit bianco latte in grado addirittura di viaggiare sott’acqua. Cosa che quarant’anni dopo, nel mondo reale, è ancora impossibile da fare. O almeno non come l’ha fatta Bond: di prototipi di macchine anfibie (ma non subacquee) negli ultimi anni ci sono stati alcuni avvistamenti, per esempio in Germania, ma anche in Italia, a Budelli (in Sardegna) oppure a Sarzana (in Liguria), dove qualche estate fa alcuni folli inventori avevano sorpreso i bagnanti arrivando in macchina fra lettini e ombrelloni. Venendo multati, perché il problema, oltre che tecnico, è anche normativo: l’auto anfibia, essendo unica, dopo essere stata realizzata va omologata, con una procedura piuttosto complessa e costosa. E ancora manca il passaggio per farla andare sott’acqua, fra l’altro…

Auto volanti. Ancora più avanti nel futuro, ma meno di quello che si potrebbe pensare: perché ci si possa spostare dove “non esistono strade” (come diceva ancora Doc nel primo “Ritorno al Futuro”), così come fa Harrison Ford in “Blade Runner” (1982), ovvero con una macchina volante, non è necessario attendere ancora molto, almeno nelle intenzioni degli ingegneri dell’Mit che nel 2006 hanno fondato la Terrafugia. A ridare speranze ai novelli Icaro, poco più di un anno fa, ha però pensato Elon Musk, che proprio dopo avere visto la Transition al Salone di New York nel 2012 ha svelato che “potrei costruire un’auto volante”. Prima di sorridere, pensate a quando lo stesso Musk immaginò di creare PayPal o la Tesla Motors…

Come si vede, insomma, le possibilità, più o meno concrete, più o meno reali e realizzabili, sono tantissime. E se pure, come ogni medaglia, anche l’eccessiva informatizzazione delle auto ha il suo rovescio (è di questi giorni la notizia di un richiamo negli Usa di modelli Fca vulnerabili ad attacchi hacker), meglio prima mettersi a sognare che starsi già a preoccupare. Immaginando che un taxi che guida da solo ci dica un giorno “dove la posso portare stasera?”, come succede ad Arnold Schwarzenegger in “Atto di forza” (1990). Perché è lì che è incominciato tutto. Ed è questo il punto: dove vogliamo farci portare?