Il sereno è durato poco, solo tre giorni. E poi nella notte tra lunedì e martedì una nuova ondata di fuga degli investitori dalle piazze finanziarie cinesi ha causato l’ennesimo crollo delle Borse locali con Shanghai che è precipitata del 6,15% e  Shenzhen del 6,58 per cento. A dare il via alle vendite è stata la maxi iniezione di liquidità da 17 miliardi di euro della Banca centrale cinese anche per compensare la fuga di capitali all’estero, una mossa che secondo gli analisti dimostra la necessità di continue misure di sostegno all’economia che pure si teme vengano ridotte nonostante le rassicurazioni. E così i listini cinesi zavorrati dai timori della stagnazione hanno registrato la peggiore perdita giornaliera dallo scorso 27 luglio. In particolare il settore immobiliare mostra qualche segnale di ripresa e gli investitori temono che questo determini una riduzione degli interventi.

Sul fronte monetario, poi, l’indebolimento dello yuan rispetto al dollaro ha riacceso i timori di una svalutazione ancora maggiore da parte di Pechino, nonostante la Banca centrale abbia dichiarato che non c’è ragione di operare un ulteriore spostamento verso il basso. La valuta cinese ha perso rispetto a quella statunitense nonostante il punto medio leggermente più forte fissato dalla Banca centrale: gli operatori si aspettano che sulla valuta continui a pesare una pressione verso il basso mentre l’economia fatica. Alcuni trader hanno confermato che oltre alle congetture legate all’ipotesi che il governo cinese possa iniziare a ridurre il proprio sostegno ai mercati azionari, sono state le preoccupazioni per il fatto che le aziende possano portare capitali fuori dalla Cina nel momento in cui l’economia rallenta a spingere gli investitori a cercare i profitti dopo l’impennata dei prezzi delle ultime settimane.

Alla finestra le Piazze del Vecchio Continente che hanno oscillato per tutto il giorno per chiudere quasi tutte in lieve perdita a partire da Londra  (-0,37%), Francoforte (-0,22%) e Parigi (-0,27%). Deboli Milano (-0,08%), Zurigo (-0,07%),  Madrid (-0,02%) e Lisbona (-0,16%). Sulla tenuta può aver influito un report di Moody’s secondo il quale la svalutazione dello Yuan “non avrà un impatto sulla crescita della Cina”. Nello studio l’agenzia di rating ricorda che che il rallentamento dell’economia cinese era “atteso” e quindi conferma una crescita del 6,8% per quest’anno, un rallentamento al 6,5% per l’anno prossimo e al 6% entro la fine del decennio.