L’articolo del Fatto Quotidiano del 15 agosto, relativo alle recenti decisioni assunte in tema di alloggi di servizio dalla Presidenza della Repubblica, non coglie appieno la portata delle nuove disposizioni.

L’obiettivo è, infatti, ottenere, a partire dal 2018, la liberazione di vaste aree immobiliari, prima riservate a uso esclusivo del personale del Quirinale e che – come espressamente prevede la nuova normativa – saranno destinate a un uso pubblico, sulla base di altre esigenze istituzionali, nell’interesse della collettività.

L’operazione – volta a disciplinare in maniera chiara l’utilizzo delle unità immobiliari facenti parte storicamente della dotazione della Presidenza della Repubblica – oltre a produrre un risparmio di denaro pubblico a seguito del complessivo aumento di tutti gli attuali canoni di locazione – è destinata infatti a ridurre in misura molto ampia il numero degli alloggi di servizio attualmente assegnati, ponendo termine a quelli non funzionali al soddisfacimento di motivate esigenze dell’amministrazione. Intanto, contrariamente a quanto riportato nell’articolo, gli alloggi di servizio in passato non sono stati concessi a titolo gratuito ai dipendenti, essendo invece previsti canoni di locazione di importo ridotto.

Nello scorso mese di marzo è stato deciso di riordinare l’intera materia degli immobili del Quirinale destinati a uso abitativo ed è stata ottenuta la collaborazione dell’Agenzia del Demanio, al fine di effettuare una valutazione obiettiva degli immobili e dei relativi canoni di locazione.

Alla base della nuova disciplina vi è la considerazione che non rientra tra i compiti istituzionali della Presidenza della Repubblica disporre di unità immobiliari da porre in locazione ai propri dipendenti tranne che per accertate ragioni di servizio.

Di conseguenza, il regolamento in questione è volto a metter fine all’esistenza di alloggi di servizio non motivata da esigenze dell’Amministrazione. L’assegnazione degli alloggi di servizio sarà pertanto limitata a quel personale del Quirinale – soprattutto dipendenti delle professionalità ausiliarie piuttosto che funzionari – che svolga compiti tali da richiedere una effettiva continuità di esercizio e per il quale le esigenze di reperibilità oltre l’orario di lavoro, assumano carattere di ordinarietà. Questi dipendenti potranno richiedere di usufruire di un alloggio di servizio, dietro pagamento di un canone ridotto ma per il quale è stato comunque determinato un significativo aumento rispetto agli attuali livelli.

Gli altri dipendenti del Segretariato generale (non esistono infatti – a differenza di quanto riportato nell’articolo – dipendenti della Presidenza della Repubblica che non facciano parte del Segretariato generale) che attualmente hanno la disponibilità di un alloggio dovranno lasciarlo entro il 31 dicembre 2017. Avranno dunque due anni per trovare un’altra soluzione abitativa ma, nella fase transitoria, dovranno versare per il primo anno un canone assai superiore a quello attuale, che crescerà notevolmente nel secondo anno.

Per quel che riguarda i Consiglieri del Presidente e i suoi più diretti collaboratori, potranno disporre unicamente di una foresteria di piccole dimensioni, senza potervi stabilire la residenza propria o del nucleo familiare.

Va, a questo riguardo, comunque sottolineato che tutti i Consiglieri del Presidente hanno rinunciato sin dall’inizio alla attribuzione dell’appartamento di rappresentanza, che sarebbe loro spettato secondo la precedente disciplina.

Ufficio Stampa del Quirinale

da il Fatto Quotidiano del 17 agosto 2015