Una manifestazione gigantesca ha interessato ieri tutto il Brasile, principalmente i grandi centri, ma ha avuto luogo anche davanti alle ambasciate brasiliane di diverse città nel mondo. Il movimento che l’ha organizzata si chiama “Vem pra Rua”, “scendi in strada”, per protestare, per far valere i tuoi diritti. Le istanze sono le seguenti, come recita il loro manifesto:

I nostri rappresentanti politici, devono capire che la buona società è letteralmente ‘stufa’ della pessima gestione pubblica. Ricordando…
Corruzione diffusa;
Crimine ai più alti livelli, con una giustizia che non è in grado di gestirlo;
Inflazione galoppante e i cittadini schiavi della finanza, con i salari bloccati;
– Aumento della disoccupazione allarmante;
– interessi e mazzette assurde in tutti i settori;
– politica distante dalla società,
– e i problemi di salute e di istruzione pubblica mai realmente risolti;
– in una parola Bad governance….
In questo contesto, in cui il cittadino contribuente è al limite, ogni centesimo dei fondi pubblici dovrebbe essere rispettato, è inaccettabile tale gestione che, dicono, è addirittura criminale“.

Il manifesto continua: progetti incompiuti e mal gestiti ovunque, corruzione endemica. Quello che chiedono è addirittura l’impeachment di Dilma e anche Lula è stato, per la prima volta, fortemente criticato. Ma c’è anche chi è arrivato a prospettare un intervento militare. Le cose sono messe male e la corruzione è veramente capillare. Il movimento ha le spalle larghe e un buon apparato di comunicazione che gli permette di uscire in rete con video molto ben realizzati. Se c’è una cosa che sanno gestire i brasiliani è la comunicazione mediatica. D’altra parte i manifestanti erano poco più di 800.000 secondo la Polizia e oltre 2 milioni e mezzo secondo gli organizzatori.

La situazione è controversa e molti cittadini non ritengono affatto che le responsabilità siano solo del Pt e di Dilma. Alcuni intellettuali e personaggi di rilievo si spingono a osservare che i brasiliani sono tutti un po’ dittatori e un po’ corrotti e non c’è nessuno che veramente voglia rinunciare ai propri piccoli benefici. Si possono ravvisare in effetti alcuni paralleli con la situazione italiana con la differenza che qui Dilma è stata regolarmente eletta e che alcuni brasiliani almeno ci provano, anziché protestare sempre e solo da dietro una tastiera, senza osare sollevare davvero la testa.