Secondo Serge Latouche il mondo sovralimentato del Nord globale starebbe meglio se si mettesse a dieta. “Siamo a bordo di un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta”. L’esempio più recente e calzante è l’esplosione di Tianjin, dove un immenso deposito di materiali chimici si trovava praticamente in città.

E’ la via cinese allo sviluppo, non molto diversa da quella occidentale. È il primo paese al mondo per emissioni di gas serra dal 2007. Il Nord del mondo, al quale apparteniamo, si rende drammaticamente responsabile dell’impiego di risorse sempre più scarse e della colpevole sottoutilizzazione dei flussi di energia gratuita che provengono dal mondo naturale: vento, sole, flussi geotermici. La logica perversa della “crescita” del Pil, al cui balletto rituale assistiamo anche in questi giorni (con l’italia a +0,2% e la Grecia a +0,8%), è responsabile della trappola del binomio produzione-consumo, a cui siamo tutti asserviti mediante il “carosello diabolico” della pubblicità, che ha l’ingrato compito di ingenerare la sensazione del desiderio frustrato di beni futili. E comporta la produzione di 80 kg di carta inutile all’anno nelle nostre cassette postali e costi annui di 500 euro per ciascuno di noi [1].

L’attuale dibattito, inerente l’opportunità – o meno – di trivellare i nostri fondali marini per estrarre idrocarburi apre la strada a necessarie riflessioni. Il Sud è davanti a una scelta importante: continuare ad alimentare pericolosamente la hybris dell’autodistruzione, del consumo delle risorse non rinnovabili, o scegliere di passare a politiche compatibili con il territorio e le sue naturali vocazioni economiche? La Puglia ha dimostrato negli anni scorsi d’essere energeticamente autosufficiente. Oltre ad aver già offerto terribili olocausti di vite e tumori a forme di sviluppo infernali che è superfluo ricordare.

Spetterebbe agli amici dell’oro nero dimostrare a cosa servano le trivellazioni. Non, invece, dover confidare un una classe politica con la coscienza rigorosamente in ferie. Ci devono spiegare perché proseguire lungo la strada che ci fa bruciare in pochi anni quello che il pianeta ha prodotto in milioni di anni.

Al Sud c’è decisamente più irraggiamento solare che in Germania. Almeno il 20% in più, mediamente. Eppure, la Germania, il 25 luglio scorso ha coperto il 78% del fabbisogno di energia con fonti rinnovabili. E noi? Noi continuiamo a costruire case energeticamente poco prestanti, considerando che il settore delle costruzioni assorbe il 40% dell’energia primaria. L’esempio virtuoso delle Case Passive ha dimostrato come sia possibile costruire case in grado di abbattere la bolletta, fruendo di sistemi fotovoltaici, solare termico e geotermia, oltre che involucri ben progettati, con un incremento del 10% dei costi in fase di costruzione. Sarebbe la via più agevole per ridurre la dipendenza energetica ma soprattutto il consumo di fonti fossili e le emissioni di gas serra.

Secondo importanti esperti, le nostre case potrebbero essere tutte in grado di produrre eccedenza energetica, garantendo anche l’energia per alimentare auto elettriche in completa autonomia. È stato dimostrato che portare un edificio a prestazioni energetiche elevate (indice di prestazione energetica di circa 15 kWh/m2anno) produce un risparmio di 1350 euro l’anno per famiglia. Come rendere conveniente l’efficientamento energetico? Ci sarebbero tanti modi: ad esempio, è stato dimostrato che, con strategie di design dell’involucro persino più blande rispetto alle 32000 passivhaus già realizzate in Germania si può definire un protocollo di casa passiva per le regioni mediterranee; per quanto attiene al raffrescamento estivo nel clima Mediterraneo, con precise strategie di raffrescamento passivo per l’estate, otterremmo i medesimi risultati. Occorre contestualizzare la progettazione, con idonei studi degli aggetti, impiego di sonde geotermiche, torri del vento, come si usava fare, empiricamente, nelle antiche case del Mediterraneo, d’altronde. Penso al Real Alcazar di Siviglia, reggia moresca che insegna come raffrescare e umidificare l’aria negli interrati e farla circolare nei locali soprastanti sfruttando i moti spontanei derivanti dalle differenze di pressione. Senza produrre un solo grammo di gas serra. A Sud, il ritardo potrebbe essere un’occasione per attivare una gestione virtuosa delle città. Partendo dalla creazione vicinati a “energia zero”. Opportunamente incentivati. Energeticamente autosufficienti. Ma non solo.

Si potrebbe ricorrere a nuove tecnologie per illuminazione artificiale a bassa tensione (LED, OLED). Potremmo persino produrle nelle nostre regioni, coniugando innovazione e “green economy”. Basterebbe cortocircuitare le idee delle migliori start-up con le competenze e il know-how dei tanti laboratori di ricerca presenti sul territorio. Non sempre bisogna ricorrere all’innovazione: basterebbe imporre un uso ragionevole delle risorse. Basti pensare che oltre il 50% dell’acqua potabile potrebbe essere risparmiata se sostituita da acque piovane e acque grigie (scarichi, WC, irrigazione).

Si potrebbe persino pensare a una riforma del catasto che preveda premialità sulle rendite in base alle performance energetiche degli edifici/alloggi.

Agli enti locali potrebbe affidarsi un Approccio «Bottom-up», dal basso verso l’alto, verso città meno impattanti. Favorire il processo di «greening» degli immobili a partire dai singoli alloggi. Similmente alle detrazioni fiscali già esistenti, prevedere altre misure di incentivo a livello locale. Si pensi a sconti sulle imposte locali, incentivi volumetrici per chi scelga di realizzare case a impatto nullo, in modo da rendere conveniente la costruzione Green con aumento del valore dell’immobile (o un semplice risparmio su tasse e imposta), che compensi la maggior spesa sostenuta per rendere l’edificio passivo, stimata intorno al 10% in più rispetto a un normale capitolato. Al di là degli impatti ambientali, al di là dei vantaggi occupazionali, occorre evidenziare che la costruzione di case efficienti conviene: le bollette si azzerano.

Questo è il Sud che vorremmo far sorgere: case a bassissimo impatto, innovazione tecnologica, attività economiche compatibili con le vocazioni del territorio.

[1] S. Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena