Il tempo santifica il passato e l’antico porto commerciale di Classe, a sette chilometri da Ravenna, scrolla la sua coperta di polvere e torna a risplendere con l’apertura della sua prima stazione. Da quelle dune, i Romani dominavano l’Adriatico, controllando le merci portate da egizi, siriani e greci. Oggi, le pietre del sito archeologico, colpite dal sole, diventano un rifugio culturale e turistico capace di rinsaldare il legame tra i cittadini e la storia della vecchia capitale bizantina. La costa del nord-est, una volta al suo apogeo economico e culturale, e culla di lingue, culture e fedi religiose, diventa il torace di un Paese che respira affannosamente mentre tra le sue acque continua incessante l’emergenza dei migranti. «È una giornata storica per Ravenna e per l’Italia intera – ha dichiarato il sindaco ravennate, Fabrizio Matteucci, in occasione dell’inaugurazione -. Recuperiamo oggi una parte preziosa della storia del nostro territorio, dell’Italia, dell’Europa e del mar Mediterraneo. Questa inaugurazione è un primo punto di approdo di un percorso iniziato oltre dieci anni fa con la costituzione della Fondazione RavennAntica. Allora decidemmo di lavorare per la restituzione alla fruizione pubblica e la piena valorizzazione del nostro straordinario patrimonio archeologico”.

E a Classe la città doveva restituire la vita come le fu a sua volta donata. Lo sviluppo e la crescita di Ravenna, infatti, nella prima età imperiale romana fu in gran parte determinata dalla realizzazione del porto commerciale augusteo. La piccola città, alleata di Cesare e Antonio in precedenza, fu scelta da Augusto come sede della flotta pretoria e destinata al controllo dell’Adriatico e del Mediterraneo orientale, grazie alla sua posizione favorevole e allo sbocco a mare di tre fiumi principali, oltre al delta meridionale del Po: il Lamone, il Ronco-Bidente e il Montone. Un’attività aurea fino ad essere insabbiata e inghiottita dai Longobardi e dal Medioevo. Oggetto di studio da oltre 20 anni, l’antico porto rinasce grazie a un investimento di 3,2 milioni di euro e la collaborazione tra Arcus (società del Mibact), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e l’amministrazione provinciale. Responsabile del piano di rivalorizzazione del sito è un gruppo di professionisti guidati dall’architetto Daniela Baldeschi. Un nuovo impianto di illuminazione, un bookshop e un’aula multimediale sono le facce moderne della restaurazione. «Luoghi come il Porto di Classe sono un patrimonio dell’umanità: bisogna tutelarli ma anche valorizzarli, proprio come è stato fatto qui», ha detto il ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, impegnato nel taglio del nastro. Franceschini ha poi insistito sulla necessità di allargare l’offerta culturale italiana, per rafforzare i flussi turistici e farli confluire in città come Ravenna, custodi di preziose testimonianze storico-artistiche, alleggerendo così la pressione sulle mete principali: Venezia, Firenze e Roma.

Ad accogliere i visitatori è la sala ellittica del centro visite, dove una proiezione multimediale composta di tre parti presenta il contesto storico e geografico del sito. Su una colonna al centro della sala è proiettata l’immagine animata di un abitante della Classe antica, un mercante che racconta le vicende della città, dalla fioritura in età bizantina al declino nel VII secolo. Poi, lungo la passerella che affianca gli scavi, sono sistemati i pannelli didascalici e le lastre prospettiche che ricreano il volto originale del porto. Si attraversa un piccolo bacino che suggerisce la presenza del mare, che in passato lambiva le costruzioni ora circondate solo da distese d’erba e campi di girasoli. La passeggiata si snoda sulla strada basolata dalla quale partivano i carri con le merci verso la città e tra i magazzini che un tempo contenevano vino, cereali e altri prodotti provenienti dall’Oriente e dall’Africa. Sullo sfondo, oltre i campi, si indovina la sagoma del campanile di Sant’Apollinare, in attesa dell’apertura della seconda stazione e del museo.