The coast is never saved. The coast is always being saved. 

Peter Douglas, California Coastal Commission

Secondo la Banca Mondiale la California

ha il miglior sistema di difesa ambientale costiero del mondo

Estate. Come tutte le annate, il boardwalk di Santa Monica e di Venice, a poche centinaia di metri da casa mia,  si riempie di turisti. Scorgo gli italiani in vacanza. Si riconoscono facilmente, dal modo di vestire, dagli accenti. Non so cosa pensino del nostro mare di California, ma posso immaginare che in molti restino affascinati dalla bellezza selvaggia del Pacifico,  da San Fransisco a San Diego.

Qualcuno se la farà in macchina la CA1, la “scenic route”, lungo la costa dai tramonti indimenticabili, dal mare blu, con vedute spettacolari a picco sul mare, e con un senso di libertà, che tutto possa avverarsi qui. Pochissimi avranno sentito parlare di Peter Douglas. Ma tutti quelli che vengono qui e che restano ammaliati dalle spiagge infinite di questo stato, hanno da ringraziare questo Peter Douglas. Niente succede a caso, e la bellezza della costa della California, con tutti i suoi difetti e i piccoli e grandi sbagli,  è dovuta alla sua visione, al suo amore, alla sua testardaggine.

Peter Douglas era nato in Germania ed era emigrato negli USA quando aveva otto anni per fuggire dai nazisti. Si innamorò  subito del mare. Si laureò in legge a Ucla.

Erano gli anni 1960-70 quando costruttori, multinazionali e governi guardavano alla costa di California come ad un enorme opportunità di “sviluppo economico” in piccole città di mare da trasformare in resort e condomini al mare. Si pensava di costruire una sfilza di centrali nucleari lungo la costa, fra cui uno a Malibu; allargare la “scenic route” US1 e cementificare tutti i fiumi.  Ma nel 1969 lo scoppio della piattaforma al largo di Santa Barbara cambiò tutto. C’era bisogno di un ente che proteggesse le coste, non solo da scoppi petroliferi futuri ma anche da altre aggressioni –  speculazioni edilizie, centrali nucleari, cemento.

Così, grazie a un referendum, nel 1972 venne creata la “California coastal commission”, il cui statuto fu scritto proprio da Peter Douglas che ne diventò il direttore nel 1985. Il referendum era passato anche se petrolieri e cementificatori avevano speso cento volte di più degli ambientalisti. Lo scopo di questa Ccc era ed è di proteggere la costa, di ostacolare la proliferazione di impianti petroliferi e nucleari e di limitare la speculazione edilizia per il beneficio dei residenti e delle generazioni future.

Un successivo referendum del 1976 rese questa Ccc permanente. Douglas decise che l’ente dovesse essere severo e non politicizzato, e che ogni comune dovesse periodicamente mandare la lista dei progetti edilizi lungo la costa per l’approvazione. Il mare doveva essere difeso e doveva essere di tutti, non solo di chi ha i soldi per comprarsi la villetta.

Pian piano gli speculatori edilizi che avevano comprato terreni su terreni per costruirci “con vista mare”, si resero conto che i loro progetti sarebbero stati bocciati, cosi decisero di rivendere i terreni a basso prezzo allo Stato, che li trasformò in parchi statali. Fu cosi che negli anni ’80 sotto il governo Reagan, la California aggiunse 100 mila ettari di costa al suo sistema di parchi e due riserve marine. Furono preservate dune, lagune, e bocciate decine di progetti.  Douglas non ha avuto paura di nessuno. Ha imposto a chi viveva sul mare, celebrità o ricco che fosse, di aprire percorsi pubblici, ha posto il veto sulla costruzione di hotel e complessi residenziali di persone ricche e influenti ma che avrebbero deturpato la visuale ad altri. La Ccc ha detto no pure a the Edge degli U2. E’ generalmente riuscito a mantenerlo un ente onesto, non corrotto, un’impresa importante, considerati tutti gli interessi economici che avrebbero potuto emergere. Alla fine, siamo in uno stato di quasi 40 milioni di persone ed è un miracolo che la costa sia rimasta essenzialmente intatta e non trasformata in una lunga successione di strutture di cemento.

Il lavoro continua e nel 2012, un tratto di 7 miglia di costa, circa 100 chilometri attorno a Santa Cruz, e’ diventato parco. E qualche giorno fa la Ccc ha bocciato un complesso alberghiero attorno a San Diego. 

Oggi, la Ccc ha il controllo assoluto su quasi 1.800 chilometri di costa, in alcuni punti fino a otto chilometri da riva. Le sue decisioni sovrastano anche quelle dello stato di California. E’ grazie alla Ccc che generazioni nuove – e i turisti – possono vedere la costa per la maggior parte, al naturale.

Non e’ stato facile per Peter Douglas: ci sono stati ben 11 tentativi di farlo politicamente fuori, ma ha resistito per 40 anni. Gli piaceva dire che la costa è un tesoro prezioso e che il suo lavoro era quello di proteggerla. Douglas è morto il 6 Aprile del 2012. Il New York Times per l’occasione scrisse che tutti gli americani hanno un debito verso di lui, perché ci ha regalato la California come la conosciamo e ha mostrato la strada maestra per la conservazione dei beni comuni.

E in Italia? Perché in uno Stato dalla bellezza senza pari deve essere tutto così disorganizzato e politicizzato? Perché, per dirne una, ci vogliono 15 anni per definire il Parco della Costa Teatina?   Dove sono i Peter Douglas d’Italia ai posti di comando? Perché invece di bonificare l’Ilva di Taranto, si pensa a come aggiungere altre trivelle in quei mari? Perché non c’è nessuno che sappia dir di no agli scandali edilizi o ai depositi di petcoke in riva al mare? Perché il ministero dell’Ambiente è una sorta di succursale dei petrolieri e approva anche progetti vergognosi , come Ombrina?

Qui immagini della costa di California, grazie a Peter Douglas.