Il 60% delle Jeep vendute in Europa è una Renegade. Seguita a grandissima distanza da Cherokee e Grand Cherokee, che insieme non raggiungono nemmeno la metà degli ordini della piccolina di casa. Se il design azzardato della Renegade era una scommessa, il gruppo Fiat Chrysler pare averla vinta: quella linea che si odia o si ama la fa spiccare fra la moltitudine di Suv medio-piccole che affollano il segmento, nel quale occupa la sesta posizione in Europa. Grazie alla Renegade, il marchio ha più che raddoppiato le vendite in Europa nel primo semestre, passando dalle 16 mila unità dell’anno scorso a quasi 45 mila.

La Renegade è una Jeep che “sa” di Jeep, al di là del fatto che sia costruita in Italia e se la sua base meccanica sia la stessa della Fiat 500X. È questa l’impressione che abbiamo avuto appena saliti a bordo, quando ci siamo trovati a prendere confidenza con quel muso alto e quella solidità che raramente si prova sulle piccole Suv. E quella di una “Jeep vera” è la sensazione che ci è rimasta dopo averla guidata per alcune settimane in due versioni, due e quattro ruote motrici: ci si sente sicuri al volante di un piccolo carro armato, dalla posizione di guida alta e dall’aspetto imponente.  “Solida” è anche la guida: volante corposo, assetto “muscoloso”, un bel cambio manuale ben manovrabile (più deludente l’automatico 9 marce, che appesantisce l’andatura). I tecnici di FCA hanno lavorato seriamente su questo modello – uno dei primi dell’alleanza fra Fiat Group e Chrysler – per trasmettere qualità e durevolezza, quel “premium” che giustifica un prezzo di listino un po’ più alto della media.

Jeep Renegade interni prova

E se la linea esterna, come dicevamo, è molto particolare, gli interni sono più facili da digerire per tutti, ben disegnati e funzionali, spaziosi anche per i passeggeri posteriori. Al di là dei sedili comodi, del bracciolo centrale e delle tante tasche, sulla Renegade ci si stupisce ogni giorno per qualche particolare che si scopre a mano a mano che la si usa: il ragnetto inciso nello sportellino del carburante, la sagoma di una piccola Jeep che spunta dal bordo del parabrezza, la scritta “to new adventures” intorno al tasto di avviamento del motore, le decine di simboli Jeep – due fari tondi, sette feritorie – distribuiti in tutto l’abitacolo. Certo, decorazioni che non hanno nessuna funzione pratica, ma che insieme ai materiali ben assortiti danno l’impressione di cura e qualità.

Bisogna solo prendere confidenza con alcuni comandi (quelli della radio, per esempio, sono dietro al volante e quindi si manovrano “alla cieca”) e con le dimensioni esterne, che non sono facili da percepire: altamente consigliati i sensori di parcheggio. Per il resto la Renegade è un’auto che si fa apprezzare, anche per la dotazione di sistemi elettronici di sicurezza che non fanno mai sentire soli. Peccato però per i consumi: con la 1.6 turbodiesel a trazione anteriore abbiamo percorso circa 14,5 km con un litro, con la 2.0 turbodiesel 4×4 con cambio automatico appena 12  (il calcolo è stato effettuato, semplicemente, rapportando i km percorsi ai litri di gasolio inseriti nel serbatoio). Del resto chi fa molta autostrada paga la forma poco aerodinamica della carrozzeria. Ma la tradizione Jeep non si poteva tradire neppure in questo caso.

Jeep Renegade – la scheda

Che cos’è: è la più piccola delle Jeep, e di gran lunga la più venduta in Europa. Nasce sulla stessa piattaforma usata per la Fiat 500X ed è una delle prime Jeep a nascere fuori dall’America
Principali concorrenti: Fiat 500X, Honda HR-V, Mini Countryman, Opel Mokka, Renault Captur, Suzuki Vitara
Dimensioni: lunghezza 4,24 metri, larghezza 1,81, altezza 1,67, passo 2,57
Massa: da 1.346 a 1.610 kg
Motori a benzina: 1.6 E-TorQ Evo da 110 CV, 1.4 MultiAir da 140 e 170 CV
Motori diesel: 1.6 Multijet da 120 CV, 2.0 Multijet da 120, 140 e 170 CV
Cambi: manuale a 6 marce oppure autonatico a 9
Trazione: anteriore o integrale (con il 1.4 Multiari da 170 CV e con tutti i 2.0 Multijet). Due varianti del sistema 4×4: Active Drive e Active Drive Low (che offre in più Hill Descent Control e marcia Low). Entrambe offrono il sistema Select Terrain a quattro modalità (Auto, Snow, Mud, Sand; solo sulla più estrema Trailhawk c’è anche la modalità Rock)
La versione che consuma meno: la 1.6 turbodiesel è omologata per consumi di 4,6 litri/100 km nel ciclo misto
Pregi: ben rifinita, ampia dotazione di sistemi elettronici di sicurezza, molto spazio per i passeggeri posteriori, disponibilità di molte combinazioni motore-cambio-trazione
Difetti: piuttosto rumorosa, consumi elevati, listino prezzi alto rispetto a molte concorrenti
Produzione: Melfi, Italia
Prezzi: da 20.800 euro a 33.300. Abbiamo provato le versioni 2.0 Multijet 140 CV 4WD automatica Limited da 31.800 euro e la 1.6 Multijet 120 CV Limited da 26.600 euro
Garanzia: 2 anni
In vendita: dalla fine del 2014