E’ morto a 94 anni Gianfranco Maris. Figura di spicco della Resistenza, partigiano, avvocato, senatore per il Pci dal 1963 al 1972 e membro del Csm dal 1972 al 1976. Durante la seconda guerra mondiale prese parte ai combattimenti della Resistenza contro l’invasione tedesca. Venne arrestato e condannato a morte, quindi, deportato. Prima al campo di Fossoli, poi a Mauthausen ed infine a Gusen attraverso il lager di Bolzano. Ha fatto parte del comitato che si occupò di redigere il Memoriale di Auschwitz. Oltre ad essere vicepresidente dell’Anpi, era presidente della Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti e della Fondazione Memoria della Deportazione. “Gianfranco Maris ha dedicato tutta la sua vita alla democrazia e alla giustizia” ha ricordato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, per il quale la scomparsa di Maris è “una grande perdita per me e per la nostra comunità”.

L’esperienza della deportazione è stata raccontata nel suo libro Per ogni pidocchio cinque bastonate. “Mi chiamo Gianfranco Maris e sono nato tre volte – è scritto nella prefazione – La prima quando mi partorì mia madre, nella nostra casa di corso Buenos Aires 65 a Milano. Era il 19 gennaio 1921. La seconda nascita è quella ufficiale: 24 gennaio 1921, il giorno in cui mio padre andò in Comune per ‘registrarmi’. Ancora oggi sulla mia carta di identità c’è scritto: nato a Milano il 24 gennaio 1921. Il mio compleanno lo festeggiamo sempre quel giorno lì”. “Ma mi considero nato una terza volta – scriveva ancora – il 5 maggio 1945, quando, arrampicato in cima a una scala di una torretta del campo di concentramento di Mauthausen-Gusen, vidi arrivare una camionetta di soldati americani”.

“Se ne va un pezzo di storia mia e della nostra Milano” scrive in un post su facebook il deputato del Pd Emanuele Fiano, figlio di Nedo, pure lui deportato (ad Auschwitz). “Fu amico e fratello per mio padre, deportati per motivi diversi, uniti nella battaglia per la memoria – continua Fiano – Di lui ricordo le lezioni di oratoria che furono per me i suoi discorsi della memoria al Cimitero ebraico ogni anno”. “C’è sempre qualche segno strano che ti unisce alle persone particolari – aggiunge Fiano – Proprio pochi giorni fa avevo chiesto a Floriana, sua figlia che abbraccio, come stesse papà. Sono più solo. A tutta la famiglia Maris un abbraccio affettuoso e riconoscente”.