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Si chiama Hamilton Island l’isola in cui, circa tre anni fa, si ricercava un “manager” ed altre posizioni legate al turismo del luogo: l’Australia lo aveva promosso come “il lavoro più bello del mondo”, e ne hanno scritto tantissimi giornali, in giro per il pianeta perché la busta paga era ottima, e le mansioni apparentemente meravigliose.
Ed è vero. Hamilton Island, proprio accanto alla prima isola acquistata completamente dai cinesi – DayDream Island – è una delle 70 e passa isole Withsundays: il paradiso terrestre, meta di vacanze di nozze e di turisti alla ricerca di luoghi incontaminati, barriere coralline e snorkeling.
Ci lavorano anche alcuni italiani, in questa parte dell’Australia appena sopra il Tropico del Capricorno: si occupano per lo più delle relazioni con i turisti. In direzione della barriera corallina, a 3 ore di barca dal Hamilton Island, un ragazzo dell’equipaggio con la “targhetta” Mike mi sente parlare in italiano, e si avvicina. Mike (in realtà è Michele) ha quasi trent’anni e a Roma veniva pagato 6 euro all’ora, in nero, per montare e smontare concerti all’Olimpico. Qui prende, in busta paga, 21 dollari netti l’ora per intrattenere i turisti alla ricerca di emozioni marine.
Scopro così che a Melbourne anche un lavoro da lavapiatti può fruttare bene, ed essere molto desiderato: “27 dollari netti l’ora” – spiega Mike – “in Australia costa tutto più caro, ma certo il lavoro è remunerato correttamente. Anche il lavoro di carpentiere e operaio è tutelato oltre che regolato con minimi salariali. Non si va sotto i 17 dollari l’ora”.
La responsabile marketing di un’azienda che organizza tour alla barriera corallina è australiana e ha 27 anni: è lei che mi spiega come in realtà il lavoro più bello del mondo non fosse esattamente così perfetto. Ed infatti, non so come, capita proprio a lei di intrattenere tutto il viaggio la turista più lamentosa del pianeta. Un personaggio da 150 chili che forse non riuscirà a fare immersioni, ma che chiacchiera ininterrottamente per tutto il tempo della traversata.
Andando a cercare sotto la superficie scopro che anche la barriera corallina, così come “il lavoro più bello del mondo”, non è esattamente come viene promosso dall’ente turistico australiano. Di coralli colorati, nella zona delle Withsundays, non ce ne sono molti. Le crociere quotidiane di decine di navi (o, come dicono gli esperti di qui, i tornado del 2011) li hanno rovinati. Pochi colori, e pochi piccoli pesci. Uno stanco pesce Napoleone si aggira intorno ai cercatori di piccoli squali e tartarughe giganti. Forse, anch’egli, addestrato a sorridere, come la responsabile marketing dei tour alla barriera corallina.