Era sbarcato in Europa alla ricerca di finanziamenti per il suo Comitato nazionale per la salvezza dell’Ucraina e dei contatti giusti nella galassia degli uomini d’affari russi trapiantati in Italia per appoggiare politicamente il suo movimento che si propone di staccare l’Ucraina dall’orbita dell’Occidente e consegnarla alla sfera di interessi della Russia di Vladimir Putin. La missione era supersegreta ma mica tanto, visto l’epilogo: l’uomo è stato arrestato per teppismo.

L’operazione condotta tra Italia e Principato di Monaco per arrestare Igor Markov, 42 anni, ex deputato del Parlamento ucraino in quota all’opposizione filorussa, è terminata mercoledì, quando gli agenti della polizia del commissariato di Sanremo lo hanno arrestato nell’Hotel de Paris (accanto al casinò), dove il giorno prima Markov aveva preso alloggio.

Si apre ora un delicato caso diplomatico fra Italia e Ucraina che vedrà inevitabilmente coinvolta anche la Russia. E aleggia il fantasma del caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Ablyazov, arrestata dalla polizia italiana e improvvidamente consegnata alle autorità del Khazakistan. Morkov potrà invocare la veste di perseguitato politico, adducendo il rischio di essere torturato qualora fosse estradato e consegnato alle autorità ucraine.

Per lui infatti era stato spiccato un mandato di arresto internazionale che dall’Ucraina era stato trasmesso all’Interpol. E’ considerato uno dei capi di una manifestazione antigovernativa sfociata in scontri di piazza nel 2007 nella città di Odessa. In particolare è accusato di aver guidato una spedizione punitiva contro una folla di cittadini che sfilavano nelle strade della città. Avrebbe personalmente aggredito gli avversari politici, utilizzando bastoni di metallo e guanti con inserti metallici.

Alla reception Markov aveva consegnato un passaporto russo, nella sua camera è stato rinvenuto anche un passaporto diplomatico ucraino. Era stato quel documento diplomatico a sconsigliare alle autorità italiane di effettuare immediatamente l’arresto. Markov era atterrato all’aeroporto milanese di Malpensa, proveniente da Mosca dove vive da anni. In latitanza, per l’Ucraina. Gli era stato quindi consentito di proseguire il viaggio ma era stato messo sotto stretta sorveglianza da parte degli agenti della polizia di Stato che ne hanno monitorato ogni mossa.

Al varco di confine con la Francia, a Ventimiglia, Markov è stato trattenuto dalle autorità italiane e si sono registrati momenti di tensione. Infine è stato lasciato proseguire e ha raggiunto Montecarlo a bordo di un taxi noleggiato a Sanremo, assieme a due uomini d’affari russi. Di ritorno da Montecarlo – le tracce del suo telefono cellulare erano state decifrate e seguite – Markov è stato facilmente individuato, arrestato appena rientrato in albergo. Non ha opposto resistenza. I due uomini di affari che si trovavano con lui sono stati fermati e identificati e successivamente rilasciati.