Il motore è ancora acceso. L’auto è ferma. Sul sedile del passeggero c’è una pistola. Il colpo in canna. La portiera è aperta. A terra c’è un uomo. Perde sangue ma è ancora vivo. Tre pattuglie della società di vigilanza “Corpo guardie di città” stanno dando la caccia a un rapinatore, si fermano. E’ lui. Un agente si avvicina all’uomo ferito che lo chiama per nome e gli chiede aiuto. La guardia giurata lo riconosce. Un anno fa erano colleghi.

Un anno fa. Ora invece Davide Giuliani era dall’altra parte. L’istituto di vigilanza spiega in una nota che gli aveva fatto riconsegnare “il decreto di guardia giurata, il porto d’armi e tutte le divise d’istituto”, perché era rimasto “coinvolto in accadimenti che avevano lasciato da pensare”. Anche se ufficialmente era in congedo per motivi familiari. Saranno i carabinieri a rimettere in fila i tasselli di questa storia.

Un’ora prima. Un chilometro prima. Sono le 4 e 30. Giuliani è davanti al Palabingo di Navacchio, nel comune di Cascina, pochi chilometri da Pisa. E’ fermo. Aspetta in auto. Sa che fra poco uscirà dal locale un vigilante della stessa società per cui lavorava. Sa che con sé avrà l’incasso della serata. Poco più di 6mila euro. Giuliani aspetta. Fino a quando vede Simone Paolini, 37 anni. Lo segue con lo sguardo. Paolini sta per salire in macchina. Giuliani gli si piazza davanti. Ha il volto nascosto da un casco integrale. Gli punta addosso la pistola. Paolini non ci pensa due volte.

Impugna la sua arma d’ordinanza e preme il grilletto due volte. Giuliani viene colpito al fianco destro e a quello sinistro. Ma ha ancora energie per saltare addosso all’ex collega. Una zuffa. I due si riconoscono. Giuliani tenta di spiegare perché lo ha fatto. Motivi economici, dice. Poi monta in macchina e scappa. Lo ritrovano un’ora dopo, a terra. Chiede aiuto agli ex colleghi che chiamano il 118 per salvarlo. Ma l’ambulanza non fa in tempo. Quando arriva, è già morto.

Simone Paolini, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Erminia Imperio, davanti al pm Antonio Giaconi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sarà nuovamente ascoltato domattina. E’ accusato di omicidio preterintenzionale e porto abusivo di arma da sparo. Dagli accertamenti è emerso che aveva il titolo autorizzativo scaduto dal febbraio scorso e l’istituto per il quale lavorava non ne aveva richiesto il rinnovo. “In sostanza – ha spiegato il viceprefetto Valerio Massimo Romeo – Paolini non poteva svolgere il lavoro che stava svolgendo la scorsa notte e deteneva abusivamente l’arma. Avvieremo immediatamente un’ispezione sull’istituto per acquisire tutte le informazioni necessarie circa le posizioni amministrative dei suoi dipendenti”. La mancanza del titolo autorizzativo revoca contestualmente la qualifica di guardia particolare giurata in grado di svolgere il servizio di portavalori.

I carabinieri stanno effettuando anche una serie di acquisizioni documentali nella sede dell’istituto per accertare anche le posizioni lavorative dei dipendenti. Le due pistole, la sua e quella della vittima, sono già state sequestrate dagli investigatori. Domani sarà disposta l’autopsia.