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Stasera, a Lerici, in un incontro organizzato dall’Arci e dal Comune, Persio Tincani e io discutiamo di droghe, proibizionismo e depenalizzazione. Oddio, discutiamo: ormai, c’è poco da discutere. La Fini-Giovanardi sta facendo la fine di molte altre leggi dei tempi di Berlusconi: la Cassazione considera personale, e non vietato, anche il consumo di gruppo; la Corte costituzionale ha reintrodotto la distinzione fra droghe pesanti e leggere, cancellata nel 2006 con una norma introdotta di soppiatto in un decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino (e vabbé che sempre di neve si tratta); infine, in Parlamento si sta formando una maggioranza di grillini, dem e sellini per depenalizzare la marijuana, con l’Ncd nella solita parte degli ultimi giapponesi nella jungla (però al governo).

Come se non bastasse, provateci voi discutere con Persio, che gioca in casa, ne sa infinitamente più di me, e spesso non ha solo ragione, ha trionfalmente ragione… In effetti, a volergli trovare un difetto, il suo straordinario libro sul tema – sin dal titolo un filino canagliesco, Perché l’antiproibizionismo è logico (e morale)­ (Sironi, 2012) – ha proprio questa pecca: seppellisce il proibizionismo sotto un tale cumulo di argomenti, da far pensare che a sostenerlo possano essere solo fanatici, disonesti al soldo del Cartello di Medellin, oppure il solito Carlo Giovanardi. Però, sapendo che una discussione in cui Persio e io siamo d’accordo su tutto rischia di diventare una palla colossale, cercherò di sorprenderlo con un pistolotto contro la cultura della dipendenza.

Viviamo in uno strano mondo, in cui da un lato ci impongono l’obbligo di essere felici, prescrivendo pastigliette per ogni ombra di malinconia, dall’altro se qualcuno ci casca e pensa che le sostanze diano la felicità, come quest’estate sembra capiti a molti, subito lo si etichetta come drogato. Uno dei cavalli di battaglia di Persio è che spesso non c’è alcuna differenza fra droghe illegali e dorghe perfettamente legali, come il fumo, l’alcol e, aggiungerei, molti psicofarmaci: spesso, anzi, le droghe legali danno più dipendenza. Ora, sarà perché ormai ho una certa età, e i figli mi tornano a casa non il sabato sera, bensì direttamente la domenica mattina, ma vorrei costringere il mio amico Persio a concordare su questo: depenalizziamo tutto ciò che si può depenalizzare, ma diciamo no senza se e senza ma alla cultura dello sballo e delle dipendenze.