bergogloi

Presto si saprà se gli odierni imprenditori della paura hanno fatto bene i propri calcoli scegliendosi come avversario delle loro sparate anti-immigrati il più formidabile comunicatore attualmentesulla scena: papa Bergoglio.

I miei quattro lettori abituali sono al corrente del viscerale anticlericalismo di questo blogger; il quale non arriva – tuttavia – a disconoscere la genialità di alcune formule papali; dalla denuncia di una “globalizzazione dell’egoismo” al celebre “chi sono io per giudicare” riguardo agli orientamenti in materia sessuale.

Certo, il gesuita furbo di tre cotte non può risolvere comunicativamente le stringenti contraddizioni tra un messaggio progressista e la realtà oscurantista dell’istituzione che presiede. Ma le acrobazie papaline sono di sublime qualità, tanto che numerose volte non si può evitare di condividerle. Nel caso, l’appello a consapevolizzarsi della natura epocale e pervasiva dei flussi migratori in atto. Il fenomeno dello spostamento di popoli, ricorrente nella storia dell’umanità (Arnold J. Toynbee li definiva “völkerwanderung”, facendoli risalire all’apparizione dei semi-barbarici “popoli del mare” che sovvertirono l’intero bacino del Mediterraneo tra il 1250 e il 950 A. C.) che non possono essere contrastati con il fucile a tappi dell’esecrazione.

D’altro canto i propagandisti ansiogeni hanno ben altro obiettivo della quadratura di un cerchio insolubile (ma solo gestibile), ossia le moltitudini umane in movimento. In effetti essi vogliono soltanto ricavarne la moneta di cui sono avidi: vantaggi elettorali presso pubblici resi ipersensibili (nevrastenici) dalla propaganda martellante.

Papa Francesco propone un approccio diametralmente diverso, che va in rotta di collisione con l’allarmismo come tecnica di consenso. Certamente un terreno poco favorevole, visto che la posizione contrapposta punta su sentimenti a “pronta presa” quali la paura e quel culto dell’avida convenienza immediata su cui tanto ha investito la svolta reazionaria degli ultimi decenni. E quindi ben difficilmente l’elettorato della Lega salviniana, rinchiuso nei suoi orizzonti blindati, verrà scosso dal messaggio in controtendenza. Ma è una fetta che si aggira sul 15%, non può esprimere una maggioranza e – almeno a quanto si può intuire nel laboratorio di Regione Liguria – si direbbe oggetto dell’esperimento fondativo in prospettiva nazionale di una Nuova Destra che rimette il guinzaglio agli spiriti animali padani (dando vita a coalizioni addomesticate, funzionali ai desiderata d’ordine e di presidio dei rapporti vigenti, propri dell’establishment).

Diverso è il caso Cinquestelle, la cui base sociale già una volta ha seccamente smentito le posizioni di chiusura dei Padri Fondatori, rivelando un orientamento umanitario e cosmopolita indifferente ai calcoli di puro marketing elettorale (ci si prepara a elezioni anticipate? Improbabile con questo Italicum che favorisce le corse solitarie); in questo caso, calcoli all’inseguimento delle truculenze salviniane. Intanto si delegittimano le voci contrarie (come chi fece ritirare precipitosamente il tweet che equiparava immigrati e sorci?).

Inseguimento dimentico del fatto evidente che lo spazio occupato dal Movimento è quello emerso definitivamente a livello mondiale nel 2011; da Puerta del Sol a Zuccotti Park: l’anno dell’indignazione, la cui rappresentanza è diventata ragione sociale dei nuovi soggetti politici che interpretano il bisogno di AltraPolitica. Da Syriza (invero oggi con le ossa rotte per le batoste infertele dai guardiani europei della “globalizzazione dell’indifferenza”) a Podemos, presto in campo nelle elezioni politiche spagnole.

Bergoglio risulta essere una voce potente dell’indignazione e al – tempo stesso – un simbolo di rassicuramento, che risponde a bisogni profondi di larghe masse. Se si fanno calcoli accurati in materia di convenienza, forse non ci si avvantaggia troppo nel fare a capocciate con un’icona della benevolenza; in un mondo atterrito dalla malevolenza come perno di ricostruzione delle immarcescibili logiche del dominio.