Credo che pochi luoghi possano incarnare la controversa storia del Mezzogiorno quanto il Real Sito di Carditello, in provincia di Caserta. In quella storia secolare troviamo tutto quel che ha portato il Sud al disastro e alla voglia incontrastabile di rinascita. Una storia che dimostra come solo attraverso un percorso di maturazione della consapevolezza della propria storia si possa aspirare a un coraggioso riscatto della libertà di una terra. Una bella storia, nonostante tutto il dolore, che intendo brevemente riassumere, grazie al prezioso dono del libro scritto dalla giornalista Nadia Verdile, che traccia in 167 pagine la parabola gloriosa del Real Sito di Carditello: La Reggia di Carditello, Ventrella Edizioni.

A partire dal periodo in cui i Borbone “sperimentarono modalità di governo più moderne rispetto agli altri territori del Regno” nelle cosiddette Delizie Reali, di cui Carditello e il Borgo di San Leucio fecero parte. Il fulcro di questa operazione di “dispotismo illuminato” fu proprio la Terra di Lavoro. Opere pubbliche, bonifiche, sostegno alle arti, in particolare archeologia e botanica, impulso alla modernizzazione dell’agricoltura, introduzione di nuovi metodi e migliorie tecniche. Sistematiche piantumazioni di gelsi, ad esempio, permisero di avviare l’allevamento dei bachi, fondamentale per San Leucio. I Siti Reali furono dai tempi di Ferdinando II il “laboratorio” di sperimentazione delle innovazioni agro-zootecniche.

Carditello

Ma torniamo a Carditello. Nel 1787 Ferdinando IV commissionò a un allievo di Vanvitelli, Francesco Collecini, la costruzione della palazzina reale di Carditello. Le splendide decorazioni a Jakob Philipp Hackert, del quale Goethe curò una preziosa biografia, riportando peraltro notizie sullo svolgimento dei lavori. La bellezza del luogo, arricchita dalla curata simmetria planimetrica del Casino Reale, in cui degli studiosi hanno ravvisato la presenza della sezione aurea, ha attraversato tutte le vicende del Sud: dall’invasione napoleonica ai tempi di Ferdinando II, fino all’arrivo dei Savoia e agli Alleati. Dai tempi in cui giungevano ospiti come l’imperatore d’Austria Francesco I d’Asburgo e la moglie Maria Teresa, quella tenuta bellissima, che era stata il cuore (il nome pare contenga il termine greco kardia) e il volano dello sviluppo del territorio circostante (acquedotto e infrastrutture viarie in primis) finì per ospitare un deposito per esplosivi nelle sue pertinenze, regnando Vittorio Emanuele III.

Poi il meritorio sostegno della Cassa del Mezzogiorno, che finanziò i restauri e la creazione del Museo dell’agricoltura meridionale. E, infine, gli anni del declino, che pareva inarrestabile. Con la diaspora dei reperti museali e le infinite asportazioni vandaliche di finiture e beni dalla Reggia. Perfino la corona in pietra dalla sommità della facciata principale e ben 28 pilastrini della balaustra sono stati trafugati, in tempi recentissimi. Nel 2011, degno epilogo di altalene di presunti impegni di politici e oblio, la Reggia fu messa all’asta. Il segno dei tempi.

E intorno alla Reggia? “Tutt’intorno cresceva, senza che nessuno lo impedisse, lo sversamento di rifiuti di qualsiasi genere: dall’amianto ai copertoni, dai materiali di risulta dei cantieri edili vecchi mobili, dalle carcasse di animali ai fusti di vernice”. La cosiddetta Terra dei Fuochi. Cito ancora l’autrice Nadia Verdile: “Accerchiato da due discariche di Stato, il Real Sito divenne, a causa del vergognoso abbandono a cui era ormai lasciato, anche discarica abusiva di rifiuti tossici e pericolosi. Cumuli di materiale di risulta e di eternit si moltiplicarono nel tempo, trasformando un’opera d’arte e di storia in una delle più incivili opere dell’uomo. Bande di malfattori, nottetempo, per anni, si sono intrufolate nella reggia portando via l’impossibile”.

In un simile scenario, accade l’impossibile. Nel deserto, inaspettatamente, nascono i fiori più belli. Sensibilizzazione, associazioni di volontari, attivisti, il sindaco di San Tammaro in sciopero della fame per portare alla ribalta mediatica il degrado apparentemente incontrastabile di Carditello. Tra tutte, la storia bella e triste dell’‘Angelo di Carditello’: Tommaso Cestrone, “il solitario volontario che aveva da qualche mese iniziato un lavoro prezioso di bonifica, giorno dopo giorno, smuovendo gli anni di incuria accumulatisi nei giardini e negli orti del Real sito”. Un eroe civile, “quel volontario che in due anni di lavoro aveva ripulito la piccola Reggia da ogni rifiuto riportandola, più di quanto fosse possibile ad un uomo solo, agli antichi splendori”. Dopo il crollo di un lucernario, il Ministro Massimo Bray, a bordo della sua utilitaria, come racconta ancora Nadia Verdile, giunse inaspettatamente a Carditello e, accompagnato da Cestrone e Luigi Meinardi, effettuò un discreto sopralluogo. Senza codazzo di auto blu e folle di giornalisti. Quel giorno la sua promessa, pronunciata a voce bassa tra le rovine: “Carditello tornerà ad essere quella di un tempo”.

Massimo BrayIl 9 gennaio 2014 lo Stato rientrava in possesso del sito, acquistandolo all’asta. Promessa mantenuta. Poi ci fu una grande festa, nella Reggia, baciata dal sole, a gennaio, con scolaresche, associazioni, giornalisti, televisioni, artisti, gente festante. E la vedova e i figli di Cestrone, venuto a mancare, dopo aver stoicamente sopportato anche minacce e danneggiamenti da gente che ha tutto da perdere da una rinascita del sito.

Dei giorni scorsi la notizia delle ulteriori minacce all’ex ministro Massimo Bray, che in questi anni ha continuato a curare coraggiosamente la riappropriazione, culturale, sociale, scientifica, di quel sito in cui il cuore del sud ha ripreso a pulsare di vita nuova. Il 3 agosto 2015 è stato firmato l’accordo per la valorizzazione del Sito di Carditello dal Ministro Franceschini, che ha detto: “Il Mezzogiorno, e lo dimostra anche il progetto presentato per Pompei, ha le più alte potenzialità di crescita e la Campania si conferma come la regione più bella del Mondo”.Massimo Bray 1

Desidero chiudere questo articolo con le parole di gioia e speranza pronunciate da Bray, che riassumono il senso di speranza che intendevo trasmettere con questo racconto di gioie e dolori: “Ero davvero commosso pensando al fatto che proprio Carditello può essere il simbolo di riscatto del Mezzogiorno. Il Sud del mio paese, del mio amatissimo paese, non ha bisogno di grandi proclami, di grandi promesse, ma solo di fiducia”.

Ringrazio l’ex Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray e la giornalista Nadia Verdile de Il Mattino per la loro cortese e gradita disponibilità. Le foto sono tratte dal libro La Reggia di Carditello, citato nel testo.