Il secondo ciclo del TFA (Tirocinio Formativo Attivo), il percorso per abilitarsi alla professione di insegnante, è appena terminato. Importante era finire entro e non oltre il primo agosto 2015, per poter presentare la domanda di ammissione nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto. Un’impresa quasi impossibile a causa di un grave peccato originale: i corsi, che da decreto avrebbero dovuto iniziare nei primi giorni di novembre 2014, a causa di ritardi vari sono partiti in tutta Italia tra marzo e aprile del 2015. Quello che andava fatto in 8 mesi ha avuto, nella migliore delle ipotesi, 4 mesi per essere portato a termine, con fin troppo prevedibili disagi di ogni genere.

Vincitori di una tripla prova d’ingresso alla quale il MIUR non vuole riconoscere l’adeguato valore concorsuale (rimarranno fuori dalle assunzioni della riforma Renzi), i corsisti del II ciclo del TFA, dopo aver sborsato tra le 2.500 e le 3.000 euro di tassa d’iscrizione, si sono barcamenati in un mare magnum di disorganizzazione e mala gestione. Su e giù per l’Italia cambiano le facce, ma le storie sono più o meno le stesse. A Cremona ad esempio gli abilitandi di educazione musicale si sono trovati a dover sostenere tutti gli esami intermedi, ben 12, in una sola settimana: “Alcuni, pur di stare nei tempi – come raccontano i corsisti – hanno mollato le cattedre e le orchestre, altri hanno mollato i figli alla nonna”. Restando in tema di esami, anche i “tieffini” che hanno frequentato le lezioni a Cosenza, questa volta di tutte le classi di concorso, hanno avuto più di qualche problema: sono stati ben 6 infatti gli esami che i più o meno giovani corsisti si sono trovati a dover sostenere in un solo giorno.

Gli abilitandi di Catania invece denunciano di non aver ricevuto neanche il materiale didattico: addirittura il foglio protocollo per lo scritto delle didattiche disciplinari è stato portato direttamente da casa. E non è tutto: a fronte delle convenzioni stipulate tra l’ateneo e le scuole nelle quali gli abilitandi avrebbero fatto il tirocinio, diverse tra queste non erano nemmeno a conoscenza del fatto che avrebbero dovuto accoglierli. All’università di Genova i problemi erano iniziati già ai tempi delle tre prove d’ingresso. Come raccontato a novembre scorso da Il Secolo XIX, i ragazzi di Scienze motorie, pur avendo già affrontato con successo la seconda prova, quella scritta, avevano dovuto ripeterla perché spronati dalla stessa commissione a scrivere il proprio nome sui fogli del test, che però, come da decreto, avrebbe dovuto restare anonimo. A TFA iniziati gli stessi corsisti di scienze motorie, in occasione del “laboratorio di media e tecnologie per la didattica” si sono ritrovati in giro per l’Università con i tablet in mano a cercare un segnale WiFi quasi o del tutto assente.

Al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli invece la situazione si è fatta a dir poco disastrosa: a un solo mese dalla fine dei corsi, dopo mesi di lezioni di ogni genere e a un passo dalla conclusione, il TFA, con decreto direttoriale, è stato sospeso “in attesa della definizione del giudizio”, come recita il decreto stesso. A quanto pare è bastato un ricorso, col quale si andava a impugnare la seconda prova d’ingresso (lo scritto), per far saltare il tutto e rimandarlo a data da destinarsi.

In generale si è riscontrato un forte malcontento per l’organizzazione del secondo ciclo del Tirocinio Formativo Attivo. In tanti si sono lamentati sui social network: “Lo definisco un incubo kafkiano. E’ finito e ancora sono traumatizzata”, ha scritto Francesca sulla pagina Facebook di Orizzonte Scuola, mentre, poco sotto, Alessandro ha scritto: “Non ritengo che i soldi pagati valgano il corso (…) E’ un percorso impegnativo e i tempi sono incerti (…) nemmeno il TFA dà la certezza di potere poi effettivamente insegnare”. Alessio invece ha commentato: “Catastrofe organizzativa, esami ammucchiati in tempi strettissimi”, e poi a seguire decine di “incubo”, “terrificante”, “una cagata pazzesca” di fantozziana memoria.

A TFA finiti i neo-abilitati che dovranno, tra appena qualche mese, sostenere un nuovo, ennesimo concorso, quello cosiddetto a cattedra (per il ruolo). Inoltre, il decreto per l’ingresso dei neo-abilitati in II fascia li ha penalizzati ancora una volta: seconda fascia si, ma in una coda aggiuntiva tale da non consentirgli di competere con quelli che, anche se con minor punteggio, vi si trovano da prima di loro. Morale: il percorso per arrivare di ruolo è appena cominciato.

Riceviamo e pubblichiamo:

In riferimento all’articolo pubblicato dal titolo “TFA 2015 tra ritardi, disorganizzazione e costi: l’odissea dei nuovi docenti e già precari”, la Direzione del Conservatorio di Musica di Napoli “San Pietro a Majella” intende precisare che la sospensione dei corsi di TFA (secondo ciclo) di cui si parla nell’articolo è stata disposta in ragione di un provvedimento reso in sede cautelare dal TAR Campania-Napoli. Detto provvedimento è stato poi revocato dall’Autorità giudiziaria e, quindi, i corsi sono ripresi regolarmente, in modo da consentire a tutti gli iscritti al secondo ciclo di TFA di conseguire l’abilitazione entro la data stabilita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (31 luglio 2015). Pertanto, pare inappropriato descrivere la gestione del TFA da parte del Conservatorio di Napoli alla stregua di una “situazione disastrosa”, dato che nessun danno è stato causato agli abilitandi.