“Da ogni terra si levi un’unica voce: no alla guerra e alla violenza e sì al dialogo e alla pace”. È il nuovo accorato appello che Papa Francesco ha voluto rivolgere all’Angelus ricordando la Seconda guerra mondiale. “Settant’anni fa, – ha affermato Bergoglio – il 6 e il 9 agosto del 1945, avvennero i tremendi bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki. A distanza di tanto tempo, questo tragico evento suscita ancora orrore e repulsione. Esso è diventato il simbolo dello smisurato potere distruttivo dell’uomo quando fa un uso distorto dei progressi della scienza e della tecnica, e costituisce un monito perenne all’umanità, affinché ripudi per sempre la guerra e bandisca le armi nucleari e ogni arma di distruzione di massa. Questa triste ricorrenza ci chiama soprattutto a pregare e a impegnarci per la pace, per diffondere nel mondo un’etica di fraternità e un clima di serena convivenza tra i popoli”.

Francesco ha voluto anche rivolgere un appello per El Salvador dove “negli ultimi tempi si sono aggravati i disagi della popolazione a causa della carestia, della crisi economica, di acuti contrasti sociali e della crescente violenza. Incoraggio – ha aggiunto il Papa – il caro popolo salvadoregno a perseverare unito nella speranza, ed esorto tutti a pregare affinché nella terra del beato Oscar Romero rifioriscano la giustizia e la pace”.

La nuova condanna di Bergoglio contro la guerra arriva pochi giorni dopo la sua ferma posizione contro chi respinge gli immigrati: “È un atto di guerra. Parole che anche questa volta non gli hanno risparmiato le pesanti critiche del leader della Lega Matteo Salvini. Francesco, intervenendo in diretta alla radio di una parrocchia argentina ha ribadito che “dobbiamo camminare uniti, è sempre meglio l’amicizia che la lotta, la pace che la guerra. E c’è un solo modo di vincere una guerra: non farla”.

Sulla situazione dei profughi in Medio Oriente il Papa ha voluto scrivere una lettera al vescovo ausiliare di Gerusalemme dei latini e vicario patriarcale per la Giordania, monsignor Maroun Lahham, affidandola al segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, in visita nel Paese. Nel suo messaggio Bergoglio ha rinnovato “l’auspicio che la Comunità internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più essenziali e impedisce la ricchezza della convivenza tra i popoli, le culture e le fedi”. Francesco ha auspicato anche che “a sua volta possa l’opinione pubblica mondiale essere sempre più attenta, sensibile e partecipe davanti alle persecuzioni condotte nei confronti dei cristiani e, più in generale, delle minoranze religiose”.

Twitter: @FrancescoGrana