Nei comuni bar di tutta Italia, salvo eccezioni, non si fa credito. Tra le eccezioni, però, c’è la buvette di Montecitorio, dove i deputati consumano caffé, cibo e bevande tra una seduta e l’altra. Non contenti del privilegio, si scopre, qualcuno ne approfitta: consuma, fa segnare e se ne va senza pagare. E il conto nella scorsa legislatura, scrive Repubblica, è di 20mila euro.

Da settimane il servizio per la gestione amministrativa della Camera sta esaminando in modo informale le posizioni di alcuni ex deputati. Sono in trentaquattro sotto osservazione. E il motivo, come detto, è semplice: nella scorsa legislatura hanno lasciato un debito nei confronti del famoso bar interno di Montecitorio. Gli importi per ciascun ex parlamentare oscillano dai 300 agli 800 euro. E, secondo i calcoli degli uffici, l’ammontare del passivo sfiora la cifra di 20mila euro.

La questione quindi è arrivata sulle scrivanie dell’amministrazione. E non è da escludere che al rientro della pausa estiva i piani alti di Montecitorio possano intervenire e prendere provvedimenti. In effetti, ammette Paolo Fontanelli, deputato-questore in quota Pd, “possono esistere dei casi di ex parlamentari per una tessera ricaricabile scaduta. Anche se – aggiunge l’esponente dem – qualsiasi disposizione amministrativa di nuova spesa deve passare dall’Ufficio di presidenza. Non esiste alcuna possibilità senza il nostro lascia passare”. Un modo per dire che qualsiasi “condono” dovrà in ogni caso essere esaminato dai vertici di Montecitorio. Il grillino Riccardo Fraccaro, membro dell’ufficio di Presidenza, è pronto ad andare oltre: “Se emergeranno elementi, approfondiremo”. Ma come è accaduto che il caffè dell’onorevole sia stato pagato a credito?

Funziona così. Ogni deputato che viene eletto riceve una tessera ricaricabile per pagare alcuni servizi della Camera, dalle fotocopie alla consumazione alla bouvette o al ristorante. La card però può anche andare in rosso, consumando a debito. Quando succede il deputato sarebbe tenuto a segnalarlo però, attivando una sorta di “pagherò”. Che poi, però, nessuno paga. Alcuni onorevoli che hanno lasciato lo scranno nel 2013 evidentemente se ne sono dimenticati, non hanno più saldato il conto lasciando un rosso per l’amministrazione del bar, che ora viene “girato” a quella della Camera dai gestori del locale.

Gli scontrini si sono così accumulati fino a lambire i 20mila euro. Breve inciso sul listino e su quelle consumazioni. Fino a gennaio del 2012, quando sono scattati moderati aumenti, il costo del caffè alla bouvette era di soli 70 centesimi. Un panino con prosciutto e mozzarella era in listino a 2,50; il tramezzino “semplice” a 2 euro e quello “special” a 2,50. Al bancone dei fritti: supplì, arancini e crocchette che oggi costano 1,30 costavano 1 euro. Insomma, un trattamento già di favore rispetto al resto del Paese. E tuttavia c’è chi ha pensato bene di non pagare neppur quello, nulla.

Ora si tratta di capire chi mai pagherà. Più facile, vista anche la possibile figuraccia, che i rieletti almeno mettano mani al portafoglio. “Sì, qualche mese fa ho ricevuto la nuova tessera. Se c’è qualcosa di pregresso da pagare alla buvette, sono pronto a farlo”, assicura l’ex parlamentare di lungo corso Paolo Cento. Il servizio per la gestione amministrativa ha provveduto a cancellare le 34 tessere vecchie. Il passo successivo è il recupero dei debiti, pratica che potrebbe riservare nuove sorprese e che con ogni probabilità arriverà sul tavolo del presidente Boldrini al termine delle ferie di agosto. Ma la domanda è: e le altre legislature? E al Senato? Saranno recuperate le somme prima che venga “abolito”?