Polemiche politiche ed equilibri di potere a parte, negli ultimi giorni è stata dedicata pochissima attenzione al futuro prettamente televisivo della nuova Rai renziana. Che dai corridoi di viale Mazzini passino anche giochi di Palazzo è cosa nota, e la questione è stata abbondantemente sviscerata nell’ultima settimana, ma la scelta di Campo Dall’Orto come direttore generale potrebbe avere un’importanza televisiva e non solo politica. Antonio Campo Dall’Orto è uomo di tv, e nonostante abbia già superato la boa dei 50 anni, in Italia è ancora considerato un “giovane”. È la solita storia del “Paese per vecchi”, ma anche su questo fronte si sono versati fin troppi fiumi di inchiostro. L’unica domanda che dovrebbe interessare a chi si occupa di tv (chi ne scrive, chi la fa, anche soltanto chi la guarda) è la seguente: che programmi vedremo sulla Rai di Antonio Campo Dall’Orto? Per cercare di capirlo, può essere utile andare a ritroso nella sua carriera e analizzare alcune scelte contenutistiche ai tempi di Mtv e La7.

Giuliano Ferrara lo ha definito “dirigente libertario e frecceriano”, e a ben vedere c’è qualcosa (oltre l’originale somiglianza del taglio dei capelli) che ricorda il Freccero dei tempi d’oro. A cominciare da quello che ha fatto a Mtv, dove ha lanciato una generazione di veejay che poi hanno fatto fortuna, chi più e chi meno, in altri lidi: Enrico Silvestrin, Camila Raznovich, Andrea Pezzi, Marco Maccarini, Giorgia Surina e Victoria Cabello. Tutti nomi ormai noti al grande pubblico generalista. La Mtv di Campo Dall’Orto è stata fucina di innovazione, con risultati più che soddisfacenti, anche se parliamo di una realtà che all’epoca era però poca roba in termini di numeri, visto che la tv generalista non era ancora in crisi. E in quegli anni (siamo all’esordio del nuovo millennio) la Mtv generation, fino ad allora considerata vuota (in America la chiamavano EmpTyV, e empty significa vuoto in inglese, appunto), si avvicina a temi sociali, anche grazie alle campagne di sensibilizzazione su Aids e mafia volute proprio dal nuovo direttore generale della Rai.

L’esperienza alla direzione di La7 è stata decisamente più altalenante. Al centro del sogno dallortiano c’era il tentativo, fallito, di creare una vera alternativa al duopolio Rai-Mediaset, con l’arrivo di personaggi come Daria Bignardi, Piero Chiambretti, Gad Lerner, Maurizio Crozza. E poi i monologhi di Marco Paolini e il Decameron di Daniele Luttazzi. Ma è lo stesso Luttazzi a rappresentare l’ombra più evidente della direzione Campo Dall’Orto: è il 2007, e il programma del comico viene bruscamente sospeso per uno sketch irriverente nei confronti di Giuliano Ferrara. Il manager licenzia Luttazzi, forse perché all’epoca La7 era di Telecom, e dalle alte sfere era arrivato l’ordine di far fuori dal palinsesto il Decameron: una decisione che rappresenta un deciso passo indietro per un manager che in quell’occasione era stato tutt’altro che “libertario e frecceriano”. Epurazione via sms, peraltro, con il TgLa7, allora diretto da Antonello Piroso, che non dà neppure la notizia. Negli anni a La7 Campo Dall’Orto riceve compensi da favola, ma è anche un periodo di perdite cospicue per Telecom Italia Media, che all’epoca era proprietaria del canale che oggi è di Urbano Cairo: 103,6 milioni di rosso nel 2007, 104 nel 2008. Mica bruscolini.

Ma sono comunque gli anni di Markette di Piero Chiambretti (11% di share in seconda serata, impensabile fino a quel momento per una realtà come quella), Le invasioni barbariche (prima trasmissione del canale a vincere un Telegatto), Otto e mezzo, Sex and the City (che andava in onda anche ai tempi di TeleMontecarlo). E poi le esclusive sportive come il Sei Nazioni di rugby, la Superbike e l’America’s Cup di vela. È anche il periodo dell’approdo su La7 di Ilaria D’Amico che si cimenta in un talk show di approfondimento con Exit – Uscita di sicurezza. E magari potrebbe arrivare qualcuno proprio dal gruppetto tanto caro al neo dg, a cominciare da quella Daria Bignardi che ha visto proprio recentemente cancellare dal palinsesto di Cairo le sue “Invasioni”. O Piero Chiambretti, che dopo i risultati non eccezionali dei suoi ultimi programmi su Mediaset, è in attesa che il Biscione decida cosa affidargli in futuro.

Il “credo” televisivo di Campo Dall’Orto può essere riassunto da una frase che ha pronunciato qualche tempo fa: “Il mio motto è: non invecchiare con la generazione che hai allevato”. Per la prima volta in vita sua, però, adesso avrà il compito di allevare un pubblico trasversale, in larga parte già invecchiato. È la persona giusta per una sfida del genere?