Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal Giappone, il 4 agosto 2015, ha avuto un pensiero anche per l’esposizione universale di Milano: “L’Expo non doveva esserci, ma si è fatta grazie a Cantone e Sala, grazie a un lavoro istituzionale eccezionale, grazie al prefetto e alla Procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale”. Domanda: che cosa significa, per una Procura della Repubblica, “sensibilità istituzionale”?

Un paio di settimane prima, il 16 luglio, il procuratore Edmondo Bruti Liberati, nella sua lettera di congedo ai magistrati di Milano, aveva annunciato: andrò in pensione “il 16 novembre, data del mio onomastico”, “intendo infatti rimanere in servizio fino alla conclusione di Expo 2015, l’evento che ha visto un impegno particolare dell’ufficio e mio personale”. Domanda: che cosa significa “impegno particolare dell’ufficio e mio personale”?

Non è un mistero che il rapporto tra Expo e Procura di Milano è stato complesso e molto particolare. Le indagini sull’esposizione sono state un capitolo essenziale dello scontro tra Bruti e il suo aggiunto Alfredo Robledo. Il procuratore è arrivato fino a “commissariare” le indagini su Expo, togliendole a Robledo e inventandosi, nel giugno 2014, una struttura organizzativa mai vista, l’“Area Omogenea Expo”, in cui far confluire tutte le inchieste sull’esposizione, sotto la sua diretta responsabilità. Struttura sonoramente bocciata dal Consiglio giudiziario nel settembre successivo, con un provvedimento votato a maggioranza, 11 favorevoli e 5 contrari.

Un mese dopo, Bruti supera il problema togliendo a Robledo la delega a guidare il dipartimento Reati contro la pubblica amministrazione, di cui assume in prima persona il coordinamento. Anche su questa scelta interviene il Consiglio giudiziario, che il 28 ottobre boccia ai voti (12 a 4) la decisione del procuratore di Milano: una scelta di “natura apparentemente organizzatoria […] è stata utilizzata per risolvere in modo improprio l’esistenza di un conflitto”, con l’“esautoramento completo di Robledo, senza alcuna considerazione della sfera di autonomia della funzione” di procuratore aggiunto. Di fatto, “si è sostanziato in un trasferimento d’ufficio […] non consentito dall’attuale sistema ordinamentale”.

Il risultato è stato un sostanziale blocco delle indagini su Expo a Milano. Tanto che l’inchiesta su Palazzo Italia e il suo manager Antonio Acerbo, nel marzo 2015, viene condotta dalla Procura di Firenze. Qualcuno si spinge fino a sostenere l’esistenza di una “moratoria” delle indagini su Expo realizzata da Bruti, per garantire il tranquillo svolgimento dell’evento senza altre scosse. Di questo non ci sono prove. Ma in effetti, nei mesi di Expo, le indagini aperte non hanno fatto alcun passo avanti e indagini nuove non sono state avviate.

Ora le dichiarazioni di Bruti e i ringraziamenti di Renzi riaprono il problema: può una Procura fare le inchieste con “sensibilità istituzionale”? Che cosa significa: che l’obbligatorietà dell’azione penale è sospesa, o almeno ammorbidita, in nome del tifo patriottico dovuto al grande evento internazionale e chiesto dal presidente del Consiglio?