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“Perché i 5 Stelle hanno candidato Freccero, perché lui ha accettato…”, così tuonava un mio vecchio amico e compagno di tante battaglie e le sue parole mi hanno reso ancora più chiare le ragioni del suicidio di una certa sinistra.

Vorrebbero che tutti stessero fermi per non disturbare il manovratore di turno.
Questo non esiste né in natura, né in politica.

Non ho rapporto alcuno con i 5 Stelle, ma trovo sbagliato e infantile non avere la capacità di apprezzare le scelte giuste e quella di Carlo Freccero, indicato nel Consiglio di amministrazione della Rai, è stata una mossa indovinata. Onore al merito di chi l’ha pensata è votata, dai 5 Stelle a Sel, e forse la minoranza del Pd avrebbe fatto bene a sostenere questa candidatura.

Carlo Freccero è la persona giusta al posto giusto, perché è uno dei pochi autentici talenti della tv nazionale, perché è un creativo, un cacciatore di idee e talenti, uno che crede nel pensiero critico e che ha preferito la rimozione al servaggio.

Non dimentichiamo che nella stagione dell’editto bulgaro, della cacciata dei Biagi, dei Santoro, dei Travaglio, dei Luttazzi (per altro mai rientrato), Carlo Freccero era il direttore della rete “incriminata”: Rai2.

Il suo ritorno da consigliere è anche un riconoscimento a chi non ha mai creduto alla logica del bavaglio o dell’autobavaglio.

Per onestà intellettuale dobbiamo ricordare che uno degli eletti dal Pd, Franco Siddi, già segretario della Federazione della stampa, insieme al presidente di allora Roberto Natale, fu tra gli infaticabili promotori delle tante iniziative di piazza contro editti bulgari e liste di proscrizione. Da loro, piú che da ogni altro, ci attendiamo una battaglia contro l’omologazione e la definitiva trasformazione della Rai in agenzia governativa, a prescindere dal colore del governo governo di turno.

Per il resto la decisione di riutilizzare la legge Gasparri si è rivelato un grave errore politico.
Da un metodo errato non potrà che discendere una catena di errori.

Vogliamo scommettere che, passate le nomine, torneranno in soffitta gli annunci sul conflitto di interessi, le normative antitrust e la riforma della Rai?
Chi ha davvero nel cuore i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione ha ora il dovere etico e politico di incalzare il governo e di porre fine alla ventennale “trattativa” che paralizza il sistema televisivo e ingabbia, almeno in parte, la dialettica sociale politica.