L’abate del monastero di Shaolin, la più famosa scuola di kongfu nel mondo, è sotto inchiesta con l’accusa di aver sedotto “numerose” donne e di aver avuto da loro un numero imprecisato di figli mai riconosciuti. L’inchiesta segue le accuse diffuse online da un anonimo. Secondo il quotidiano di partito Global Times, “lo scandalo sessuale non riguarda solo il tempio di Shaolin, che ha pubblicato una dichiarazione per confutare l’accusa, ma rimette in discussione il ruolo della religione nella vita delle persone”.

Shi Yongxin e il suo tempio non sono nuovi alle polemiche. L’abate era stato significativamente rinominato “l’amministratore delegato di Shaolin” proprio per aver trasformato il tempio in un marchio. Dal 1999 ovvero da quando è in carica, il tempio, che fa registrare già grossi ricavi dall’apertura al pubblico, ha assunto profilo di una multinazionale: più di 40 aziende all’estero e 130 club di arti marziali sparsi in tutto il mondo. E ancora i proventi dell’industria cinematografica e delle tournée mondiali. Peccato che i bilanci non siano pubblici ed è per questo che l’opinione pubblica ha sempre guardato con sospetto questa mercificazione della religione.

Ora l’Ufficio per gli affari religiosi della regione centrale dello Henan ha avuto l’incarico di verificare le accuse partite direttamente dall’ufficio a cui fa capo a Pechino. Sul sito del tempio si legge un comunicato ufficiale in cui si afferma che le accuse sono solo dicerie “infondate” e “maliziosamente false” che danneggiano la reputazione del tempio e dell’abate. L’ Associazione buddhista della Cina ha diffuso una nota nella quale si augura che l’indagine sia portata a termine al più presto.

Per tutta risposta, un utente che si firma Shi Zhengyi, il cui nome in cinese suona come “la corretta giustizia” e che si proclama un ex discepolo Shaolin, ha divulgato online alcuni documenti che dimostrerebbero come, prima di diventare abate, Shi Yongxin sia stato espulso dal tempio nel 1988 e alcune informazioni sull’identità di una donna che dice di essere madre di uno degli ipotetici figli illegittimi. “Perché Shi Yongxin non si presenta per fare un test di paternità?” ha dichiarato “il delatore” ai media che lo hanno intervistato.

Aldilà della questione specifica, l’attacco all’abate di Shaolin si inserisce in una teoria di accuse a potenti figure religiose che potrebbero mettere in discussione l’autorità del Partito comunista cinese e del suo presidente Xi Jinping. A metà luglio Wang Lin, uno dei più noti maestri di qigong, è stato accusato dell’oscuro omicidio di un funzionario di Partito. Il maestro annovera tra i suoi discepoli personaggi del calibro degli ex presidenti della Repubblica popolare Jiang Zemin e Hu Jintao, attori famosi come Jakie Chan e Li Bingbing, uomini d’affari come Jack Ma e altre celebrità.

Pochi mesi prima Cao Yongzhen, un altro maestro di qigong soprannominato il saggio dello Xinjiang, sarebbe risultato il destinatario dei segreti di stato che hanno portato alla condanna all’ergastolo del più alto funzionario messo a processo dalla fine della Rivoluzione culturale: l’ex zar della sicurezza Zhou Yongkang.

Dal 1949 il Partito comunista cinese – per sua natura ateo, materialista e totalitario – pone lo Stato (e quindi il Partito) al vertice di ogni scala di valori. Chi non lo fa rappresenta un potenziale pericolo per la tenuta dello Stato e, di fatto, le religioni possono facilmente mettere in secondo piano la volontà del Partito rispetto a quella di Dio. Ma è anche vero che maestri di questa statura vantano sui loro discepoli un ascendente incredibile. E spesso, come dimostrerebbero le ultime vicende dell’abate di Shaolin, non sono altro che truffatori con condotte dubbie che cercano di arricchirsi a spese dei loro adepti.

Cecilia Attanasio Ghezzi