Quella che sto per raccontarvi è una storia bellissima. Una storia bellissima che purtroppo nasce da un tragedia, di quelle che ti tolgono il fiato anche solo a sentirle. Una favola, circondata di magia, in cui l’incantesimo, per poter funzionare, ha richiesto un sacrificio. Siccome la storia che sto per raccontarvi non è una favola, ma una storia vera, parto dalla fine. O meglio, dall’ultimo capitolo scritto fin qui, dando già indicazioni su quello che sarà il prossimo.

Parliamo del Premio Bianca D’Aponte. E per farlo partiamo dall’annuncio delle dieci partecipanti alla prossima edizione, che si terrà ad Aversa, in Campania, il 16 e 17 ottobre prossimo. Sono Rossella Aliano di Catania con “Sangue”, Amelie (Paola Memeo) di Milano con “Che cosa c’è”, Priscilla Bei di Roma con “Ulisse”, C.F.F. ( Anna Maria Stasi e Anna Surico) di Bari con “La frana”, Grazia Cinquetti di Parma con “L’alta marea”, Irene Ghiotto di Vicenza con “La filastrocca della sera”, Helena Hellwig di Milano con “Come Marilyn morrò”, Francesca Incudine di Enna con “Di notti nasciunu i canzuni”, Giulia Olivari di Bologna con “Riso e sangria” e Francesca Pignatelli di Taranto con “Sbaglio”. La direzione artistica dell’undicesima edizione del premio, come nelle dieci edizioni precedenti sarà affidata a Fausto Mesolella, la madrina sarà Ginevra Di Marco. Ce ne sarebbe abbastanza per gridare al miracolo, è evidente. Aversa, Terra dei Fuochi, è diventata, senza ombra di dubbio, la capitale del cantautorato femminile con un premio nato come piccolo piccolo e che, in soli dieci anni, ha raggiunto una statura gigantesca. Oggi il Bianca D’Aponte viene considerato, da cantanti e addetti ai lavori, legittimamente, come il più autorevole premio musicale femminile italiano, come il più importante, secondo solo al Tenco, che però ha una storia molto più lunga, e una location, Sanremo, decisamente più centrale. Per due giorni una terra martoriata da inquinamento e una forma di accanimento che non ha paragoni in Italia diventa un luogo di favola, col suo teatro, una bomboniera, che si fa incantato.

Questo ce lo racconta uno dei nomi storici della discografia italiana, Alberto Salerno, che è stato ospite alla decima edizione e che, al nome di Bianca D’Aponte, è legato molto. Autore di centinaia di classici, da Io vagabondo a Donne, passando per Lei verrà, produttore con la moglie Mara Maionchi di tanti artisti, dal citato Mango a Tiziano Ferro, solo per fare due nomi, Salerno ha a lungo evitato di andare ospite al premio, per motivi che sono più che comprensibili. “Gaetano, il papà di Bianca e patron del Premio, mi ha invitato tante volte, ma non me la sono mai sentita. Esperienza che temevo troppo forte, e che così si è dimostrata, ma in positivo”. Un passo indietro, Bianca D’Aponte, a cui il premio è dedicato, è stata una cantautrice la cui vita è stata spezzata da un aneurisma quando aveva solo ventitré anni, nel 2003. Una vera tragedia. Di quelle che spingerebbero un padre a chiudersi in se stesso. Così non è stato per Gaetano, che per mantenere vivo il ricordo della figlia, artista che non ha avuto modo di compiersi e vedere realizzato il proprio sogno, ha deciso di rendere possibile il sogno di altre cantautrici, mettendo insieme un premio importante, chiamando un nome prestigioso come Fausto Mesolella e tanti altri ospiti intorno. Torniamo a Salerno. “Io e Mara abbiamo sentito Bianca alle selezioni di Sanremo, tanti anni fa. Era una ragazzina, ma un po’ per la sua bellezza, un po’ per l’aura che aveva intorno, ci era stato subito chiaro che aveva qualcosa di speciale. Proprio all’Ariston, nel caos delle selezioni, l’abbiamo contattata e per un paio di anni lei è venuta a trovarci, abbiamo lavorato insieme. Solo che noi non eravamo adatti a lei. Il suo era un talento che si stava sviluppando, che stava maturando, mentre noi siamo abituati a lavorare con talenti già formati. Come se a un professore di liceo arrivasse un bambino di quinta elementare. Le serviva qualcuno che la aiutasse a venire fuori, a sviluppare quel talento. E questa persona è stato il grande Oscar Avogadro, autore di tante hit per Oxa e Bertè. Quando dopo un po’ abbiamo sentito le canzoni che insieme avevano scritto, con Avogadro che in realtà si era limitato più che altro a limare, abbiamo capito che la strada giusta era quella. Poi però è arrivata la tragedia”. L’aneurisma, appunto. Una vita spezzata. Da cui però il papà Gaetano ha tirato fuori un vero miracolo, l’occasione per tante cantautrici di mettersi in mostra, di conoscersi tra loro e farsi conoscere, di interagire coi tanti artisti, addetti ai lavori, giornalisti che per due giorni corrono letteralmente a Aversa, nella Terra dei fuochi, per assistere a questa magia.

“Per anni non sono voluto andare, nonostante la gentilezza con cui Gaetano mi invitava,” prosegue Salerno, “ma quando poi l’anno scorso sono andato ho capito che non avrei mai più potuto farne a meno. Le emozioni, in quel piccolo teatro, si trattengono a stento. L’idea della scomparsa prematura di Bianca, che è il vero motivo per cui me ne ero tenuto alla larga, prende quasi un senso. Quando poi, durante la serata finale, è partita la voce registrata di Bianca, ed è apparso sul palco Mesolella che l’ha accompagnata dal vivo con la sua chitarra, io e tutti i presenti abbiamo pianto senza freni”. La stessa cosa hanno raccontato altri presenti. Emozioni pure, come in tutte le edizioni, sempre con artiste interessanti in gara, con madrine all’altezza della situazione, la prossima edizione Ginevra Di Marco, la scorsa Andrea Mirò, in precedenza Paola Turci, Cristina Donà e tante altre. Un miracolo, appunto. Una favola nata da una tragedia. Un nome, quello di Bianca D’Aponte, cantautrice scomparsa troppo presto, a soli ventitré anni, prima di veder realizzato il proprio sogno di diventare una cantautrice, destinato a rimanere centrale per il sogno di tante cantautrici. A ottobre noi saremo lì, sicuri che ancora una volta la magia si ripeterà.